Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Lezione su media education

di Roberto Maragliano

Fin dai tempi del Manuale di didattica multimediale, dunque nel millennio precedente, ho sostenuto due cose, a proposito della media education:
– che guarda criticamente ai media non dall’esterno ma dall’interno del sistema dei media,
– che non sottopone alla critica il medium stesso che usa per guardare agli altri, cioè la stampa.
Una terza critica risulterebbe possibile aggiungere oggi, e cioè che non aiuta a distinguere nettamente, come sarebbe invece necessario, i media della comunicazione centralistica (tipo radio e cinema e televisione) dai media della comunicazione reticolare (tipo telefono e internet). Capita così che tanti discorsi che vanno bene ad esempio per la televisione siano forzatamente riproposti, oggi, a proposito della rete, equiparando questa alla condizione di mezzo di comunicazione di massa. Così non va, almeno per quanto mastico di questi temi.

Sono convinto, e non ho remora a sostenerlo, che sia giunto il tempo di un cambio radicale di prospettiva.
Se infatti è ingiusto considerare computer e internet alla stregua di meri strumenti e se comincia a non funzionare più la scelta di considerare il web alla stregua di ambiente, cioè come uno spazio “altro” rispetto a quello altrimenti occupato da ognuno di noi, si tratta di abituarsi all’idea che il digitale (o se preferiamo il software o la rete, intesi tutti e tre come termini complessivi) venga più correttamente (e realisticamente) inteso come infrastruttura portante dell’insieme delle forme di vita e delle attività che, allo stato attuale, sono proprie degli esseri umani. Nella parte di mondo che noi frequentiamo, chiunque faccia una qualche azione la fa all’interno di tale infrastruttura, anche se niente sa e niente vuole sapere di pc o tablet o siti. Sia che compri un’innocua caramella sia che passeggi tranquillamente in una strada cittadina è in rete, o meglio: è dentro l’infrastruttura di rete.

Ecco allora che avrebbe poco senso aggiungere un pezzo nuovo, per dire un capitoletto dedicato a Internet, ad una materia scolastica, la media education, che in quanto materia porta in sé e dunque indebitamente legittima i parametri di un medium, la stampa, rispetto a quelli di altri media. Non basta. Se per un certo tipo di attività culturale, quella di tipo elitario, due secoli fa la stampa funzionava come infrastruttura portante, le cose non stanno più cosi, oggi: da allora sono nati altri media e la cultura è andata, anche con il loro concorso, via via differenziandosi e riarticolandosi, per di più in una prospettiva di massa. Allo stato attuale è doveroso riconoscere che il digitale sta subentrando alla stampa come infrastruttura portante della produzione di cultura (elevata e non solo) ma che già opera, appunto come infrastruttura portante, per moltissime, pressoché tutte le attività umane, non solo, dunque, quelle che coinvolgono il pensare e il comunicare dell’uomo.

Se non è materia, se tanto meno è pezzo di materia, cosa mai potrà essere e cosa mai potrà comportare il digitale per la scuola? Andrà inteso (e fatto intendere) come cornice entro cui individuare e ridefinire l’insieme delle attività della formazione scolastica, indipendentemente dal fatto che queste appartengano, secondo una vulgata che è propria di un altro tipo di infrastruttura (materiale e di pensiero), agli ambiti del sapere scientifico o tecnologico o umanistico.

C’è un’intera realtà che attende di essere pensata e ripensata.
Vasto programma, cui tutti siamo chiamati e sulla cui futura riuscita (o sul cui eventuale fallimento) ognuno fin da ora porta la sua parte di responsabilità.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

7 commenti su “Lezione su media education

  1. Cosimo De Nitto
    11 dicembre 2013

    “non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.”

    D’accordo. La superficialità, purtroppo, si ritrova ad essere più o meno equamente distribuita sia tra chi non usa le tecnologie, sia tra chi le usa (impropriamente, per diverse finalità, meccanicamente, come “dovere” e “tributo” necessario alla modernità, ecc.)

  2. Roberto Maragliano
    11 dicembre 2013

    D’accordo col d’accordo. Il problema, come si diceva un tempo, è a monte, grosso come una montagna: consiste nella disponibilità (a dire il vero minima) a interrogarsi, seriamente, su quale sapere meriti di essere considerato di pertinenza della scuola, allo stato attuale, e come questa lo debba proporre a generazioni di insipienti colti.

  3. elisa
    12 dicembre 2013

    Educazione ai mediaL’ educazione ai media o media education (educazione mediatica è locuzione imprecisa [1] , utilizzata da alcune scuole ma non in letteratura) è un’espressione entrata in uso con lo sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione di massa e si riferisce alla formazione delle capacità di utilizzare opportunamente i mezzi di comunicazione di massa. Non va quindi confusa con l’educazione con i media, generalmente indicata con l’espressione “didattica tecnologica” o “tecnologie didattiche”, laddove i mezzi di comunicazione sono considerati semplicemente in prospettiva strumentale.

    La competenza mediale (media literacy) che dovrebbero raggiungere gli utenti include diverse dimensioni che – secondo il pedagogista tedesco Dieter Baacke – possono essere riassunte così: [2]

    critica dei mezzi di comunicazione di massa: l’utente deve essere in grado di riflettere sui contenuti e di analizzarli criticamente, riconoscendo anche i pericoli delle nuove tecnologie di comunicazione; mediologia: conoscenza dei vari sistemi di comunicazione di massa, della tecnologia delle comunicazioni; capacità di uso: si intende la capacità ricettiva di un utente, quella di poter trarre profitto dai contenuti dei mezzi di comunicazione di massa; capacità di creazione mediatica: poter quindi creare innovazioni e sviluppi nel sistema mediatico. In prospettiva pedagogico-didattica, Felini considera schematicamente tre grandi tipologie di interventi da realizzare nei contesti formativi, atti a raggiungere obiettivi paragonabili a quelli menzionati: [3]

    educazione ai media come educazione alla comprensione del sistema mediale e dei suoi messaggi: l’industria, le tecnologie, le strategie commerciali o le culture veicolate (orientamento rivolto alla formazione di conoscenze); educazion e ai media come educazione alla fruizione consapevole e corretta degli strumenti del comunicare, con la serietà necessaria quando si opera in un contesto pubblico quale è quello mediale (orientamento rivolto alla formazione di abitudini responsabili); educazione ai media come educazione alla produzione e diffusione di messaggi originali nei diversi formati della medialità (orientamento rivolto all’affinamento delle capacità espressive e alla formazione di abilità). L’Università degli studi di Padova, dall’anno accademico 2008-2009, ha attivato il Corso di laurea magistrale online in Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education (E-media). Inizialmente il Corso era erogato dalla Facoltà di Scienze della Formazione. In seguito alla successiva riforma universitaria, che ha visto l’eliminazione delle Facoltà, dall’a.a. 2012-2013 ad erogarlo è stato il Dipartimento FISPPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia, Psicologia Applicata). Ad oggi (metà 2013), si tratta dell’unico corso di questo genere in Italia. [4] .Note
    Collegamenti esterni Educazione ai mediaL’ educazione ai media o media education (educazione mediatica è locuzione imprecisa [1] , utilizzata da alcune scuole ma non in letteratura) è un’espressione entrata in uso con lo sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione di massa e si riferisce alla formazione delle capacità di utilizzare opportunamente i mezzi di comunicazione di massa. Non va quindi confusa con l’educazione con i media, generalmente indicata con l’espressione “didattica tecnologica” o “tecnologie didattiche”, laddove i mezzi di comunicazione sono considerati semplicemente in prospettiva strumentale.

    La competenza mediale (media literacy) che dovrebbero raggiungere gli utenti include diverse dimensioni che – secondo il pedagogista tedesco Dieter Baacke – possono essere riassunte così: [2]

    critica dei mezzi di comunicazione di massa: l’utente deve essere in grado di riflettere sui contenuti e di analizzarli criticamente, riconoscendo anche i pericoli delle nuove tecnologie di comunicazione; mediologia: conoscenza dei vari sistemi di comunicazione di massa, della tecnologia delle comunicazioni; capacità di uso: si intende la capacità ricettiva di un utente, quella di poter trarre profitto dai contenuti dei mezzi di comunicazione di massa; capacità di creazione mediatica: poter quindi creare innovazioni e sviluppi nel sistema mediatico. In prospettiva pedagogico-didattica, Felini considera schematicamente tre grandi tipologie di interventi da realizzare nei contesti formativi, atti a raggiungere obiettivi paragonabili a quelli menzionati: [3]

    educazione ai media come educazione alla comprensione del sistema mediale e dei suoi messaggi: l’industria, le tecnologie, le strategie commerciali o le culture veicolate (orientamento rivolto alla formazione di conoscenze); educazione ai media come educazione alla fruizione consapevole e corretta degli strumenti del comunicare, con la serietà necessaria quando si opera in un contesto pubblico quale è quello mediale (orientamento rivolto alla formazione di abitudini responsabili); educazione ai media come educazione alla produzione e diffusione di messaggi originali nei diversi formati della medialità (orientamento rivolto all’affinamento delle capacità espressive e alla formazione di abilità). L’Università degli studi di Padova, dall’anno accademico 2008-2009, ha attivato il Corso di laurea magistrale online in Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education (E-media). Inizialmente il Corso era erogato dalla Facoltà di Scienze della Formazione. In seguito alla successiva riforma universitaria, che ha visto l’eliminazione delle Facoltà, dall’a.a. 2012-2013 ad erogarlo è stato il Dipartimento FISPPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia, Psicologia Applicata). Ad oggi (metà 2013), si tratta dell’unico corso di questo genere in Italia. [4

    Personalmente trovo i media education un sistema formativo adatto a una societa come la nostra in continua evoluzione sia nell ambito formativo e in un contesto di societa di massa di globalizzazione in continuo confrontarsi con l io mondo

  4. Roberto Maragliano
    12 dicembre 2013

    @ elisa: ?????

  5. elisa
    13 dicembre 2013

    Caro Prof volevo solo dire che condivido la media education .Il computer e un medium indispensabile per sviluppare competenze e conoscenze dove l immagine ha un ruolo importante rappresenta il tempo e lo spazio in cui viviamo e uno strumento simbolo e racchiude messaggi importanti. E si diviene soggetti attivi capaci di costruire nuove forme di comunicazione .

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Questa voce è stata pubblicata il 11 dicembre 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , .

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