Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Scuola di eBook, dal personale al politico

di Roberto Maragliano

Finora, anche in rete, a parlare di libri digitali e della loro compatibilità (o non compatibilità) con la didattica scolastica e universitaria sono stati soprattutto editori ed insegnanti. Pochissimo si è fatta sentire la voce degli autori. Provo dunque a infrangere il silenzio e cerco, qui, di chiarire, in primo luogo a me stesso, che cosa mi ha spinto in quanto autore a sperimentare il digitale e, aggiungo a scanso di equivoci, a trarre soddisfazione da una simile scelta. Conto, nel farlo, di abbozzare qualche argomento di portata meno individuale.

Immagine1 (2)

Non è dunque il caso che nasconda la mia età.
Come autore di non fiction nel settore educativo nasco nel lontano 1971, lo attesta l’immagine qui di fianco. Da allora ininterrottamente per quarant’anni pubblico libri, pezzi di libri, articoli e saggi per riviste.
Sempre su carta.
Fino a che, nel 2011, mi “converto” al digitale. E non lo abbandono più, almeno fino ad oggi.

La ragione prima di questa scelta sta nel fatto che, da un certo momento in poi, ho iniziato a sentirmi “stretto” nelle maglie della scrittura a stampa. Man mano che la multimedialità digitale si andava affermando nel mondo (anche se non a scuola), era inevitabile che chi come me era portato a riconoscere ai linguaggi sonori e visuali autonomia e vitalità di significazione sentisse come liberatoria la possibilità di cercare e praticare ai margini del “parallelepipedo” di carta degli spazi destinati ad accoglierli e valorizzarli,  e provasse dunque forte attrazione per il progetto di ridefinire e riarticolare la “forma libro” stessa, in ciò trovando sintonia, una volta ancora, con le dirompenti idee e le pionieristiche realizzazioni di un McLuhan. Tanto più vero diventa tutto ciò, se si considera che il mio ambito di intervento aveva (e ha) come lettori e interlocutori privilegiati insegnanti ed educatori, soggetti, cioè, che non possono sfuggire ad un rapporto, sia pure per interposta persona, con le tecnologie digitali.

esseri

Il mio impegno di “uscita dai confini del cartaceo” ha inizio, non a caso, con un libro dedicato agli Esseri digitali, nel quale, come recita il sottotitolo, mi propongo di fornire Immagini del bambino di fine millennio. Esce in sordina (anche perché l’editore se la passava male) nel 1996. Al testo (leggibile integralmente qui), è associata, su floppy disk, un’esplorazione ludica dei gadget tecnologici del nativo digitale di quei tempi.
Da quell’esordio, non c’è mio titolo cartaceo che non preveda un suo prolungamento su schermo (tramite la mediazione di floppy, cd-rom, dvd o web).

La ragione seconda di questo impegno sta nell’intento di far coincidere ricerca e produzione, che è quanto esprime la natura più propria delle attività del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive. I prolungamenti di cui ho detto sopra provengono infatti da quella fucina e quindi la loro inclusione nel prodotto ” libro” non viene a pesare sul prezzo di copertina calcolato dall’editore sulla sola componente cartacea del set (non dunque sul cd o sul sito collegati al libro).

In sintesi, la ragione a monte di questa mio progressivo avvicinamento al libro digitale coincide con una forte attrazione per il multimediale, sia come risorsa pedagogica sia come oggetto di indagine. Quel che penso in proposito è presto detto. Ben poco si ottiene, in termini pedagogici, col confinare il digitale dentro gli schemi di sia pure elevate ed eleganti scritture a stampa, tanto meno col promuoverlo attraverso manualoni terroristicamente irti di formule e schemi. Il digitale è prima di tutto liberazione dei linguaggi e delle attività. Il suono, per essere compreso, deve essere ascoltato; il video, per essere compreso, deve essere visto; l’operazione, per essere compresa, deve essere eseguita. Dunque, è giocoforza uscire dalla pagina, se si tiene al multimediale e si vuole agire col digitale. Poi, casomai, ci si tornerà, sempre che sia utile farlo.

Tutto questo lavorio (di arricchimento fisico del libro) vale fino al momento in cui anche il testo libresco si fa esso stesso digitale. Il passaggio avviene, materialmente, con l’avvento degli ereader, dei tablet e degli smartphone, dal 2007 in poi, e con il successo incontrato da questi dispositivi mobili per la lettura. Lo si voglia o no (qui nella provincia dell’impero i secondi sembrano prevalere, ma è perché gli si dà megafono) l’intero territorio della produzione, della distribuzione e della lettura dei testi ne risulta sconvolto. Se non in modo massiccio, certo in profondità. Decidere un acquisto in qualunque momento e in qualunque luogo, purché si sia muniti di connessione,  accedere al testo un minuto dopo il pagamento online, sviluppare la lettura su più dispositivi tra di loro sincronizzati e personalizzarla con evidenze e commenti visibili da altri, mantenere inalterata la copia “pulita”, matrice del volume, dentro uno spazio riservato sono evidenze di un modo nuovo di gestire il proprio rapporto con i testi, nuovo ed anche per certi aspetti eversivo di abitudini fissate ed interiorizzate da secoli. Dirle è una cosa, provarle è un’altra. La frasetta che avete appena letto vi risuonerà “forte” se quella esperienza avete fatto, se no, sarà mero flatus vocis. Dunque, provate.

immobile

storia e pedagogia

morte

Vengo allora alle due ragioni generali di questa mia scelta in favore del digitale.

La prima ha a che fare con la situazione attuale, di crisi, dell’editoria nazionale, e dell’intrecciarsi di questa crisi con quella che attanaglia il comparto universitario, investendo in particolare l’area umanistica e, al suo interno, il settore della formazione dei docenti scolastici. Ne ho detto, tempo fa, in un seminario bolognese dedicato, appunto, ad editoria e università (gli interventi stanno qui). Dunque, non mi ripeto. Aggiungo soltanto che l’editore, oggi, chiede al docente universitario, possibile autore di testi per la professionalità scolastica, essenzialmente tre cose: manuali, sostegno finanziario, adozioni. Della mia contrarietà alla prima soluzione ho già scritto su questo stesso blog, per le altre due bastino le seguenti considerazioni: a) i fondi per la ricerca sono già esigui per conto loro, destinarli al sostegno di un’editoria (auto)ridottasi a servizio tipografico non mi sembra lungimirante; b) né giudico corretto che un docente subordini le sue scelte in fatto di didattica a vincoli esterni di tipo commerciale. Non c’è bisogno di arrivare agli estremi della facoltà fiorentina in cui m’è capitato di soggiornare per qualche anno, in tempi preistorici, dove era fatto divieto ai docenti di adottare libri di cui fossero autori, mi basta che uno si senta libero di “non adottare” un proprio testo.

Com’è evidente, questo mio argomento entra in conflitto con quanto molti esponenti dell’editoria (di settore e non solo) sostengono oggi, a pie’ sospinto, vale a dire che sia loro affidata, essenzialmente, una fondamentale garanzia di salvaguardia culturale. Per quel che vedo attorno a me, non è (più) così.

Anche la seconda ragione tocca il ruolo economico esercitato dall’editore. Uno dei suoi argomenti correnti, in favore dello status quo, è che il digitale costa. Sarà pur vero, ma non lo è sempre. La mia/nostra esperienza in proposito sta a dimostrare il contrario. Ma, di questo, in un prossimo post.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

3 commenti su “Scuola di eBook, dal personale al politico

  1. elisa
    5 dicembre 2013

    Cari Prof,penso che la questione oltre che personale e politica,diventa sempre piu economica. Sembra che uno dei problemi che blocca la diffusione degli ebook in Italia, sia legato ad una questione di costi.

    Negli altri Paesi, infatti, l’equivalente dell’IVA sull’acquisto di libri in formato digitale è pari al 4% mentre in Italia è pari al 21%. Gli ebook sono paragonati al software e non ai libri cartacei. Per questo motivo il costo di un libro in formato digitale, spesso, non differisce di molto rispetto allo stesso libro stampato.

    Molti utenti hanno, quindi, affermato di preferire il libro cartaceo a quello elettronico vista la differenza di costi trascurabile.

    Ma passare all’uso degli ebook è solo una questione di costi? Sicuramente la leva economica è un fattore fondamentale, ma non deve essere l’unica. Passare all’ebook è un fattore ambientale: utilizziamo meno carta e non abbiamo problemi di reciclo o di dispersione del materiale nell’ambiente. Provate a dare un’occhiata alla vostra libreria: quanto posto occupa? Quanti dei libri che ci sono li dento avete letto più di una volta?

    Provate a dare un’occhiata al vostro ebook reader: quanti libri ci stanno li dentro, quanto spazio occupa?

    E non raccontiamoci la storia del profumo della carta e del piacere di avere un libro fra le mani: quello che conta è il contenuto del libro, è il poterlo fruire dove e quando voglio, il supporto è solo un dettaglio.

  2. Roberto Maragliano
    5 dicembre 2013

    D’accordo, Il problema non è solo di costi. E’ però anche di costi. Indipendentemente dal non irrilevante peso dell’IVA c’è, a vantaggio del libro digitale, il risparmio non solo delle spese della stampa e della carta, ma anche delle spese di stoccaggio, distribuzione, vendita, resa. Vero è che ognuna di queste voci costituisce fonte di remunerazione per chi se ne occupa. ma sono altrettanto vere due cose: che se questo argomento fosse stato e restasse tuttora universalmente valido, saremmo ancora alla carrozza a cavalli (che fine hanno fatto gli allevatori quando è arrivato il motore a scoppio? e sì che la trazione animale vantava una storia ben più corposa e ampia di quella del libro a stampa!); che, anche sulla base di esperienze maturate in altri settori (musica e cinema ad esempio), non si possono nutrire dubbi sul destino del libro di carta (che resterà, probabilmente, come oggetto di nicchia, come il i dischi di vinile), e dunque non si può evitare di pensare che gli editori, non investendo sul futuro, al contrario ostacolandolo, stiano facendo (e ci facciano subire) un esercizio di malsano autolesionismo. Detto questo, la scelta che noi facciamo con la collana #graffi, che prevede eBook a € 2.99 va nella direzione di invogliare gli insegnanti a provare, per loro stessi, il digitale, misurandosi non solo con quello che si presume abbia in meno ma anche con ciò che offre in più (a cominciare dalla possibilità di personalizzare e nello stesso tempo condividere la lettura).

  3. Pingback: Editarsi è bello. E pure educativo | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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