Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

eBook a scuola: in bilico tra formati universali e piattaforme proprietarie

ebook_scuola

di Andrea Patassini

Il digitale a scuola potrebbe mettere il turbo e in breve tempo diventare una realtà diffusa a giudicare dalla crescente attenzione da parte delle stesse istituzioni. Un indirizzo simile è necessario se si ha l’intenzione di formare studenti che non debbano vivere un vero e proprio salto esperienziale tra mondo esterno e scuola, dove in quest’ultima il tempo e le pratiche dedicate alla didattica a volte sembrano essersi sclerotizzate.

L’eBook entra in classe

Produrre contenuti digitali vuol dire saper mettere a punto risorse fruibili e accessibili, capaci di offrire tutti quegli strumenti che il mondo digitale oggi possiede e che fanno leva principalmente sull’interazione. La forma più incline a queste esigenze è l’eBook perché è praticabile e replicabile su diversi supporti, in particolare trova piena operatività sui dispositivi mobili come tablet e smartphone dove oltre alla fruibilità vale anche l’aspetto ergonomico che migliora notevolmente le esperienze di lettura e di studio. Le intenzioni sono quelle di individuare negli insegnanti non solamente dei soggetti capaci di offrire le giuste coordinante per muoversi all’interno di contenuti didattici, ma anche quelle di attribuire loro il ruolo di selezionatori e produttori di risorse didattiche aperte, come conferma la recentissima approvazione della legge 128/13, in particolare all’art.6. Gli insegnanti si trovano di fronte un futuro imminente da conoscere sia sotto il profilo tecnologico che metodologico per quanto riguarda la nuova forma dei contenuti didattici. E tali contenuti trovano forma e diffusione attraverso il formato ePub, formato che garantisce riproducibilità e fruibilità su una fetta consistente di dispositivi presenti sul mercato attualmente. Riguardo l’aspetto metodologico si aprono questioni sulla didattica di notevole impatto che credo meritino un’attenta e separata riflessione. Per adesso concentriamoci sui temi tecnologici.

Universalizzazione dell’ePub, frammentazione delle app

Produrre ePub non è cosa impossibile, anzi, aumentano sempre di più servizi (più o meno gratuiti, con più o meno funzioni) che consentono di realizzare con una certa facilità libri digitali. Tutto ciò garantisce la possibilità di produrre ePub leggibili, quindi capaci di essere fruiti correttamente dai dispositivi adottati. Ma produrre libri digitali significa conoscere prima di tutto i dispositivi sui quali questi verranno caricati e poi, ancor di più, gli ambienti di lettura dove questi verranno letti, in sostanza le cosiddette app. E qui la questione si fa più spinosa. Perché oltre ad un eBook correttamente leggibile, si dovrebbe produrre anche e soprattutto un eBook godibile alla lettura, capace di essere ben strutturato per praticarci tutte quelle funzioni che un libro digitale consente in termini di studio. Sottolineare, aggiungere note, integrare il testo con ulteriori contenuti multimediali e condividere sezioni di tale testo in altri ambienti di rete comporta strutturare e mettere a punto un testo capace di accogliere tutte queste pratiche. Esistono oggi tanti e differenti ambienti di lettura offerti dagli operatori impegnati nell’editoria digitale. Per quanto le funzioni siano sempre più omogenee e diffuse su tutti gli ambienti, ognuno di questi ambienti mostra un design diverso. Ci si trova a confrontarsi con una spinta all’universalizzazione del formato degli eBook, ma alla iper frammentazione delle app dedicate alla lettura e allo studio.

Quali strade percorrere e quale evitare

Le recenti disposizioni ministeriali riguardo l’introduzione e diffusione di libri di testo scolastici digitali, attraverso il decreto del 27 settembre 2013, approfondisce anche questo punto, quello delle piattaforme (o ambienti) di fruizioni. Tra le considerazioni esposte, quelle che escludono l’ipotesi di una didattica quotidiana intervallata da tante e differenti piattaforme di fruizione e studio, sovrapponibili per uso e diverse per modalità e interfacce. Però, sempre nello stesso decreto, si esclude qualsiasi imposizione dall’alto di una piattaforma unica di fruizione considerata la rapida evoluzione tecnologica che pregiudicherebbe lo sviluppo di caratteristiche e funzionalità innovative. È necessario, chiosa il decreto, uno sforzo comune di tutti i soggetti impegnati nell’editoria digitale per lo sviluppo di una soluzione comune. C’è da impegnarsi a definire dei parametri comuni nel design e nelle funzioni delle app. Come rendere tutto ciò possibile? Una strada percorribile è quella dell’open source, dove gli interessi comuni siano più forti rispetto a quelli particolari rappresentati da editori, fornitori di contenuti, produttori di dispositivi anch’essi impegnati nella distribuzione e vendita di eBook, vedi Amazon e Apple i due casi più espliciti. Una piattaforma o ambiente di lettura aperto, costantemente operabile e migliorabile renderebbe più facile e allo stesso tempo funzionale la didattica. E gli interessi privati? Restano legittimi e auspicabili nell’interesse di offrire contenuti di qualità e orientati all’innovazione, ma non devono prevalere a discapito della didattica. Una strada da evitare, invece, è quella già visibile (ahimè) nell’editoria digitale di varia, dove la corsa ad alzare steccati come app di lettura differenti con funzioni differenti e formati eBook proprietari non consentono ai lettori di rendere universale e versatile la lettura digitale. Se si individua nel formato ePub3 (l’ultima generazione di questo formato che integrati l’HTML 5 ed elementi multimediali) un intento comune di universalizzazione della lettura digitale, come la mettiamo per quanto riguarda le piattaforme e gli ambienti didattici destinati alla scuola? Idee e confronti sono necessari, al più presto.

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9 commenti su “eBook a scuola: in bilico tra formati universali e piattaforme proprietarie

  1. ippolitagallo
    28 novembre 2013

    L’ha ribloggato su RI-MEDIARE LA SCUOLAe ha commentato:
    eBook a scuola: in bilico tra formati universali e piattaforme proprietarie

  2. marco
    29 novembre 2013
  3. soudaz
    29 novembre 2013
  4. elisa
    30 novembre 2013

    Buon giorno a tutti!Cara Prof, trovo e-book vantaggioso per:
    – prezzi inferiori rispetto al cartaceo,con il conseguente abbassamento del prezzo di
    vendita.
    – diffusione di una cultura tecnologica tra ragazzi e famiglia.
    – riduzione peso degli zaini.
    – minore impatto ambientale riducendo il consumo della carta.
    Anche se per motivi economici una larga fetta della popolazione non possiede sistemi informatici,in quando l offerta e-book e ancora limitata per alto costo e per il consumo di energia, e non tutte le scuole sono attrezzate di laboratori informatici,l obbiettivo e-book vince su tutto . E il privilegiato tra i prof e studenti! Riduce la spesa scolastica, garantisce il diritto allo studio e pensate anche a quanti bambini malati che non possono frequentare ma possono seguire da casa? e poi facilita l apprendimento,coinvolge gli studenti nella formazione scolastica e amplifica le nostre conoscenze. Trovo tutto questo mitico,e giusto che il mondo si evolve e si rivoluziona agevolando l uomo sempre piu caotico e stressato. Si alla tecnologia e agli e- book. A me ha salvato e migliorato la vita!

    • Iacoppo
      30 novembre 2013

      Ciao a tutti, ciao Elisa,
      mi permetto di contestare l’affermazione sul risparmio. Il mercato del libro scolastico non e’ sovrapponibile al mercato dei libri di narrativi. Cambia il software e cambia l’hardware che gira attorno al libro scolastico in formato digitale. Per non parlare dei problemi di usabilita’ e accessibilita’ incompatibili con l’inserimento in un sistema inclusivo come la scuola.
      Un saluto
      Iacopo

  5. salomonxeno
    2 dicembre 2013

    Formati aperti e software libero. Così vedo la didattica nel futuro, anche se finché non lo vedo ci credo poco. Sono cambiati i tempi da quando non c’era una valida alternativa a software e formati proprietari (con sostanzioso esborso di denaro, o proliferazione di copie non autorizzate) e finalmente si può fare, già a scuola, un discorso di creazione di una consapevolezza informatica che oggi non è diffusa.

    Appendo una riflessione sui costi. Il largo impiego di ereader o tablet a livello scolastico dovrebbe ridurre i prezzi, nel senso che sarebbe folle per le imprese produttrici non pensare un’offerta per la didattica. Gli ebook scolastici continueranno a costare tanto, poco meno del prezzo di copertina, e sarà difficile se non impossibile piazzarli come usato (non sto volutamente considerando chi non rispetta i termini di licenza). Quindi, entro i termini della legalità, non credo ci sarà un risparmio consistente, o se ci sarà servirà ad ammortizzare il costo del lettore (almeno il primo anno, o i primi nel caso di un tablet). Confido che prezzi bassi e la rottura di quel meccanismo bieco delle nuove edizioni ogni due anni aiutino sia le famiglie a risparmiare, sia gli utenti (alunni) a imparare a rispettare il diritto d’autore – anche senza strumenti di limitazione quale gli odiosi DRM.
    Ma questi argomenti sono complicati, sarebbe curioso vedere come (e se) se ne discuterà nelle classi.

  6. Andrea Patassini
    2 dicembre 2013

    Ciao a tutti e grazie mille per i vostri contributi.
    Sulla questione dei prezzi effettivamente l’editoria scolastica non può essere rapportata a quella di varia, le differenze sono notevoli, ad oggi. Ma attenzione, i prezzi che analizziamo sono decisamente legati ad un sistema editoriale dedicato alla scuola che si struttura in buona parte attorno i libri di carta. La digitalizzazione dei contenuti veicolata da nuove infrastrutture per la diffusione e per l’interazione di questi può incidere notevolmente su quei costi. Gli eBook rivedono in modo radicale l’editoria, ovviamente anche l’editoria per la scuola, per questo volevo evidenziare un problema di piattaforme, più che di formati testuali. La logica degli ambienti di lettura digitali chiusi sembra essere più una scelta economica che funzionale.
    Una domanda a Iacopo: se ho capito, riscontri problemi di usabilità e accessibilità degli eBook applicati alla didattica, giusto? Potresti darci qualche elemento in più a riguardo?

  7. Andrea Patassini
    2 dicembre 2013

    Grazie mille salomnxeno per il tuo contributo, a mio parere utile a entrare un po’ più in profondità nella questione mettendo sul tavolo ulteriori considerazioni utili alla riflessione.

    Ci torno sopra ancora: le strategie delle piattaforme o degli ambienti di lettura chiusi credo siano in parte interpretabili come scelte economiche orientate a mantenere immutato il sistema editoriale scolastico finora conosciuto e adottato. Poco tempo fa a Pisa si è trovata l’occasione di condividere idee e discutere attorno il tema della digitalizzazione della scuola, in particolare degli eBook. Su Facebook qualche giorno fa Francesco Leonetti proprio su questo tema ci ha segnalato il suo intervento a Pisa che analizza la questione e propone delle possibili soluzioni. Vi consiglio di dare un’occhiata al suo intervento. http://www.raiscuola.rai.it/articoli/francesco-leonetti-universit%C3%A0-della-tuscia/23242/default.aspx

    La domanda che mi pongo è: tutti i soggetti coinvolti nel settore dell’editoria scolastica sono disposti ad adottare strumenti e logiche comuni e condivise per far sì che gli eBook possano dialogare tra loro? È un passaggio, a mio modo di vedere, molto importante.

  8. Pingback: Perché non funzionano i libri digitali a scuola | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , .
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