Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Interrogazione di Narrativa: 5 su Focalizzazione interna, esterna, multipla, fissa, variabile

the-hunger-games-instagram

di Ornella Martini
Irene amerebbe anche scrivere. L’estate scorsa gironzolava per la campagna con i cani e un taccuino, sul quale ogni tanto annotava frasi che le corrispondevano da film, libri e canzoni, e scriveva pensieri, alcuni anche molto carini, devo dire. Avrebbe bisogno, però, di capire il senso di quello che studia in teoria, provando e riprovando a metterlo in pratica, ma siccome non funziona così ogni volta che parlo di dover scrivere qualcosa mette su una faccia da condannata ed emette lamenti da mistica, pensando che scrivere equivalga a riempire il più possibile pagine e pagine, rigorosamente di carta, mentre io le contesto che si potrebbe lavorare dei giorni interi anche soltanto per mettere in forma due righe.
Attualmente sono impegnata con lei in un corpo a corpo per lavorare sull’idea che scrivere è una cosa che s’impara scrivendo

  • per interesse e per passione
  • per qualcuno
  • seguendo un modello
  • dentro un contesto reale
  • progettando e revisionando il testo continuamente

Il compito che le ho assegnato per i prossimi giorni è il seguente:

  • Visto che non ama leggere storie Fantasy e di Fantascienza, registrare una chiacchierata con una o più delle sue amiche che, invece, amano questi generi e che, al momento, vanno matte per la serie Hunger Games;
  • Usando le informazioni raccolte scrivere un post per questo nostro blog, cercando di raccontare cosa nutre la passione di tanti adolescenti (per esempio, c’è un nutrito gruppo autoconvocato di tredicenni lettori – almeno una ventina – che si riuniscono come tali nella Libreria Moderna di Rieti, avendo scelto Hunger Games come il primo libro del gruppo) per il genere in questione e per quella serie in particolare.
  • Coming Soon (spero!)

Finalmente, Irene ce l’ha fatta a portare a portare a compimento l’incarico ricevuto, dopo serie chilometriche di esercizi di matematica, di frasi di latino, di pagine di storia, di scienze, di epica, di narrativa, tutti compitini per le vacanze di Natale: il suo primo post sul nostro blog è stato pubblicato.

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

5 commenti su “Interrogazione di Narrativa: 5 su Focalizzazione interna, esterna, multipla, fissa, variabile

  1. elisa
    27 novembre 2013

    Buon pomeriggio a tutti! Cari Prof ! La lettura di questo articolo apre le porte ad un grande dibattito. In una societa supertecnologica ma priva di valori cosi tanto cantati dai nostri cari poeti, gli adolescenti di oggi sono plasmati dal modernismo,dalla globalizzazione,e dall avere tutto e subito. La loro in capacita di esprimersi e stata studiata. Ecco l articolo:

    I giovani della ‘app-generation’: poco creativi nello scrivere

    La varietà di strumenti tecnologici e di app per cellulari ha reso i giovani di questa epoca (app-generation) molto bravi in creazioni grafiche visuali ma, al contempo, carenti nella scrittura creativa.

    L’uso di nuovi strumenti tecnologici ha stimolato molto le capacità cognitiva di giovani e meno giovani (come riportato in un altro articolo). Ma ha fatto diminuire la qualità della scrittura nelle generazioni novizie.

    Ad affermarlo è uno studio condotto dai ricercatori della Università di Washington, in collaborazione con la Harvard University, che hanno verificato come i giovani di oggi, definiti come quelli della “app-generation“, in quanto dispongono di numerosi strumenti digitali, tra telefonini, pc, software e app specializzate soprattutto nell’elaborazione delle immagini, siano bravissimi in quest’ultimo campo ma hanno perso la capacità di esprimersi attraverso la scrittura creativa, attraverso un linguaggio spesso carente nella grammatica e semplice nei contenuti, sconfinando addirittura nel banale. Un linguaggio in grado di descrivere a fatica anche situazioni quotidiane.

    A tali risultati, i ricercatori ci sono arrivati sottoponendo a confronto ben 354 tra disegni e arti visive e circa 30 campioni di lavori scritti da giovani americani di oggi con quanto scritto dai loro coetanei dei precedenti anni. Fino ad arrivare al 1964, quando il computer (ad uso solo delle grandi aziende) occupava intere stanze e i dati che produceva venivano letti su apposite schede perforate.

    Ad illustrare meglio il concetto è Katie Davis, coautrice di un interessantissimo libro che tratta anche di questo argomento, dal titolo The app-generation: “I giovani oggi dimostrano di sapersi giostrare meglio nell’uso dei mezzi informatici per la produzione di disegni e arti visive dimostrando un alto livello di sofisticazione e complessità nei loro lavori, insieme ad un uso più ridotto delle illustrazioni a penna. Al contrario la scrittura negli ultimi 20 anni è diventata più convenzionale, con un trend di appiattimento, mancanza di sfumature e maggiore banalità, con un linguaggio più semplice“.

    La scrittrice (il cui libro è uscito a fine ottobre) che ha anche diretto questa indagine, spiega come la bravura verso l’arte digitale e le creazioni visive sia da ricondurre al continuo ed esponenziale aumento di applicazioni a disposizione per la creazione grafica. Tuttavia non è ancora da dimostrare. E voi cosa ne pensate? Io condivido con questo articolo.

  2. ornellamartini
    28 novembre 2013

    La ringrazio di questo intervento perché, effettivamente, rilancia questioni aperte con le quali ci confrontiamo da tempo, al punto che, infatti, nel dare la consegna a Irene arrivo alla scrittura in seconda battuta: prima le ho chiesto di realizzare un’intervista-chiacchierata o video o audio, e poi di passare alla scrittura, proprio perché so quanto queste dimensioni espressive e comunicative siano a loro congeniali. Questo non toglie, però, che io sia convinta che ci sia moltissima scrittura dentro le loro modalità relazionali e comunicative, non tutta piatta, non tutta sgrammaticata, se non, lo capisco, creativa. Il fatto è che, se non c’immergiamo dentro i loro mondi, non ci accorgeremo mai di quali linguaggi parlano; se non cambieremo modelli teorici della conoscenza e dell’apprendimento non comprenderemo mai cosa e come imparano, e non ci doteremo mai di strumenti per agire didatticamente in modo interessante, creativo e coerente con il nostro pubblico di riferimento. Io so soltanto che partirei, che parto, da lì, dalla piattezza, dalla banalità, dalla sgrammaticatura per insegnare come si usa una lingua orale e scritta in modo corretto e creativo; per dire, ogni volta che il mio smart phone, mentre scrivo un sms, corregge il testo inventando il suo messaggio, io penso: come sarebbe interessante utile e creativo partire da qui per insegnare a scrivere e a parlare!
    Se io dovessi stare in classe con una banda di questi nostri giovani scrittori un po’ piatti (e non è detto che sia sempre così, dipende anche da quanto gli adulti siano interessati a frequentare le loro passioni) incarterei tutte e 4 le pareti per invitarli a realizzare ogni giorno, una specie di Diario a mo’ di FB, scritto e disegnato, per condividere i nostri stati (d’animo) e cercare sui quei fogli colorati confusi, vitali, occasioni da cogliere per mettere in opera attività didattiche nate e vissute dentro il loro mondo. Si può partire da cose così e frequentare qualunque livello dell’arte e della cultura. Io lo faccio, anche se non a scuola, e i ragazzi ci stanno, a condizione che sentano che facciamo sul serio e non per imbrogliarli un’altra volta. Dobbiamo conquistare, meritarci, la loro fiducia.
    Michel Serres, meravigliosa figura di vegliardo anticipatore, in un piccolo saggio recente intitolato Pétite Poucette. Le monde a tellment changé que les jeunes se doivent de tout réinventer, ottusamente tradotto in italiano Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere, scrive che, per poter insegnare dobbiamo prima di tutto sapere chi sono le persone che stanno davanti a noi. Non mi pare proprio che normalmente, nei nostri sistemi educativi, si faccia così, a maggior ragione oggi che il mondo è così cambiato che la distanza tra i giovani e i vecchi (intendendo gli adulti in genere, perché così loro ci vedono) sta diventando incolmabile. Michel Serres, da vecchio, guarda con fiducia e piacere questi giovani che sono costretti a reinventare il mondo, vuole stare accanto a loro. Nel mio piccolo voglio farlo, lo faccio anch’io, fosse pure che, per questo, arrivo alla scrittura passando per i video o, magari, per forme gergali e un pochetto sgramamticate. Grazie. Alla prossima!

  3. elisa
    28 novembre 2013

    Cara Professa, La sua risposta mi ha profondamente commossa.Ha perfettamentè ragione. Per capire gli adolescenti dell “app-generation”,bisogna entrare nel loro mondo. In effetti sono sempre una scoperta, in continua rivoluzione,e tendono sempre a stupirci. Sono io che devo ricredermi . Hanno una propria creativita, come i writes i ragazzi che scrivono sui muri e inventori di un loro linguaggio,uno smart word e espressivi in quanto esprimono il proprio stato d animo attraverso l usodegli smile. Penso che questo essere partecipe al loro mondo e anjche un modo per essergli vicino,il piu delle volte lasciati soli a se stessi come spesso capita nelle famiglie old-generation. Questo e l unico modo che loro hanno per esprimersi,apprendere,comprendere,socializzare,in una societa caotica dove il piu delle volte si tende a isolarsi e chiudersi negando a se stessi quel rapporto importante di interazione Io_ mondo. Questo mi riporta ad una mia esperienza di volontariato con adolescenti minori a rischio,e per i nteragire con loro bisognava vestire i loro panni per ottenere fiducia e poterli accompagnare nella realizzazione dei loro grandi progetti. Grazie Prof.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2013 da in inClasse con tag , , , .

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