Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Surplace a Pisa

di Roberto Maragliano

Preceduta, accompagnata e seguita da animate discussioni su Facebook e Twitter s’è tenuto, sabato 9 novembre 2013, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, il convegno Uno, nessuno, centomila dedicato al tema del libro e delle risorse digitali nella scuola.
Alla presenza, per la prima metà della giornata, del ministro Maria Chiara Carrozza e in diretta streaming su RAI (con picchi di più di mille presenza in contemporanea) s’è sviluppato, in termini molto pacati, un confronto se non delle centomila certo di una ventina di posizioni in proposito, espresse esclusivamente, almeno in quella sede, dagli addetti ai lavori della produzione.
Ognuno può farsene un’idea accedendo al canale Youtube della Scuola, dove sono riportate le registrazioni video di tutti gli interventi.

Che dire?

Mi sembra che nessun titolo avrebbe potuto essere più azzeccato di quello, volendosi esprimere, almeno da parte di chi ha curato l’iniziativa, una scelta prioritaria di ascolto: certo non di tutti, ma di molti; certo, questi molti presenti lì in condizioni non totalmente paritarie (come mostra lo squilibrio degli astanti, tutto a favore dell’editoria classica) ma vabbe’ non si può pretendere la perfezione (forse, semplicemente, un po’ di coraggio in più).

Rispetto al livello del dibattito nazionale su libro e digitale, così come risulta dalle pagine dei periodici e della saggistica d’assalto, direi che s’è fatto un bel passo in avanti. Nessuno, tra vecchi e nuovi colonizzatori, ha prodotto suoni di guerra. I discorsi sono stati perlopiù pacati e orientati al raziocinio. Vero è che a rendere un po’ tutti un po’ più prudenti (e reciprocamente più rispettosi di quanto non si fosse prima) c’erano due atti prodotti a ridosso dell’appuntamento, tutti e due di grosso rilievo, il primo che chiamerei ideologico (ma in senso proprio) e il secondo invece di tipo fattuale (ma anche questo di forte rilievo ideologico): quello essendo la pubblica ed esplicita presa d’atto, da parte del Ministro, che non esiste nessuna norma che sancisca come obbligatoria l’adozione del libro di testo (cosa mai detta così autorevolmente e in termini così chiari fin qui), e questo l’approvazione, proprio il giorno prima, della legge 128/13, dove all’art. 6 sono riportate alcune importanti misure liberatorie volte a legittimare e sostenere l’attività di scuole e insegnanti impegnati nella produzione di risorse didattiche aperte.

Avrebbe avuto poco senso, io credo, riversare lì il conflitto di filosofie e politiche ed economie che comunque è in atto (e non solo nel nostro paese):  per capirci, il contrasto fra i sistemi chiusi di un’editoria dall’alto, che ha dalla sua la forza della tradizione e soprattutto di parte delle infrastrutture di sistema, e di un editoria dal basso allo stato nascente, che non gode delle stesse garanzie infrastrutturali ma ha dalla sua una decisa proiezione sul futuro. Ne sarebbe venuta, dati i tempi ristretti dell’incontro e il numero elevato degli interventi, una sterile contrapposizione di slogan, del tipo “chiuso è serio” “aperto è bello”. Così non è stato e diamo atto a chi ha voluto che così fosse di essere riuscito nell’intento.

C’è comunque da auspicare e premere in vista di un proseguimento del confronto che senza perdere queste prerogative di trasparenza (grande novità per il comparto scuola) coinvolga ulteriori attori e, soprattutto, punti a fare della scuola una sorta di laboratorio pubblico, di messa alla prova delle diverse soluzioni adottate e adottabili

Personalmente dalla giornata pisana ho ricavato suggestioni, indicazioni e conferme per le seguenti considerazioni:
– la scuola italiana ha grandi arretratezze ma anche punte avanzate (come del resto il paese tutto), ciò che manca è la capacità di sostenere le seconde e colmare le prime;
– il digitale scolastico è il classico tema glocale, non ci sono paesi in cui si fanno cose avanzatissime e paesi arretratissimi, siamo tutti grosso modo all’inizio di un processo, che comunque si preannuncia come molto serio e profondo;
– per quanto riguarda la scuola italiana e il suo rapporto con la cultura a stampa e quella digitale c’è bisogno del concorso di tutti, e di tutte le idee e di tutte le esperienze, in una condizione però che ponga i diversi attori in una reale condizione di parità;
– ahimè l’università, almeno nelle aree umanistiche e in particolare in quelle in cui si ‘cura’ la formazione dei docenti, se la passa decisamente peggio della scuola, e questo è un dato decisamente preoccupante.

In questa fase siamo tutti sur place, sul posto, ognuno a guardare l’altro che fa. Forse siamo anche un po’ fermi, per questo, ma meglio così che essere partecipi di una gara dove c’è chi, partito prima, gode del favore dell’arbitro.

Annunci

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12 novembre 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: