Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Pensieri e parole: femminicidio

di Imperatore Nudo
C’era una volta un preside di Facoltà che, ogni qualvolta un membro del Consiglio aveva qualcosa da obiettare sulle iniziative e decisioni che si premurava attentamente di preconfezionare in pacchetti completi, formava una commissione e ne piazzava il malcapitato (o malcapitata) come presidente. Mi viene in mente questa modalità di azione quando, di fronte a problemi difficilmente solubili perché legati a sfere del comportamento individuale e sociale di natura intima e profonda, viene proposta una legge nel tentativo di affrontare e risolvere un’emergenza del momento o una deriva montante e di impraticabile gestione. Penso che oggi stia accadendo lo stesso a quel fenomeno che, con un termine che non mi piace per nulla, perché  mi sembra né pertinente né efficace, viene chiamato “femminicidio” (eppure in questo articolo Barbara Spinelli ne giustifica proprio l’efficacia in relazione soprattutto alla realtà del Messico e di altri stati sudamericani). La legge, presentata da Giulia Bongiorno e Mara Carfagna, e inverecondamente discussa e approvata in Parlamento da 4 gatti-deputati soltanto, inserisce nel codice penale il reato di “femminicidio”, cioè di reato contro le donne in quanto donne.

Ora, se esiste la categoria generale di “omicidio”, non vedo perché non si potrebbe utilizzare il termine “donnicidio” per questa sua specifica articolazione: mi sembra più significativo, chiaro e pregnante, perché esprime la complessità naturale e culturale, individuale e sociale dell’essere e del farsi donna, compresa la conflittualità che questo percorso comporta per gli uomini/maschi coinvolti.
Non so, a parte il fastidio per il termine, una legge del genere suscita in me dubbi riguardo 1) alla connotazione eterna di vittima delle femmine/donne, 2) alla formalizzazione giuridica in termini di reato di qualcosa che andrebbe affrontato diversamente, 3) all’oscuramento della drammatica condizione antropo-psicologica dei maschi/uomini.
Certo, nel pensare al fenomeno mi sono tornate alla mente le quotidiane manifestazioni pubbliche del movimento femminista quando, negli anni Settanta, reagiva a un’ondata feroce di violenze sessuali nei confronti delle donne, misurandosi con antichi pregiudizi che portavano ogni volta, ad ogni processo, al ribaltamento dei ruoli: la donna non vittima ma colpevole di aver sfidato l’uomo col suo comportamento seduttivo e provocatorio. Quegli anni terribili, di proteste, di contro-informazione, di rabbia, di discussione portarono, nel 1996, alla Legge che spostava lo stupro, dall’ambito dei delitti contro la morale pubblica all’ambito dei delitti contro la persona. Qualcosa maturò allora, soprattutto sull’onda della straordinaria mobilitazione delle donne che, in tutto il mondo, avevano scoperchiato il vaso di Pandora dei loro diritti e dei loro piaceri.
Come siamo e come stiamo ora: quel che so è che viviamo in un dimensione estremamente conflittuale e confusa, anche per effetto dei rimescolamenti e delle contaminazioni culturali dovute alle migrazioni in tutte le direzioni. Le donne, nonostante le apparenze in costante trasformazione, cercano spazi e presenza privata e pubblica da agire, gli uomini, nonostante le apparenze in costante trasformazione loro malgrado, cercano di interpretare un’identità presunta, senza spesso avere idea di come agire per tradurla in qualcosa di autentico (e i rimescolamenti e la moltiplicazione delle identità omo-sessuali aiuta il processo ma ne provoca anche derive e reazioni involontarie). Gli uomini, fiaccati e frustrati, s’infuriano e, a volte, aggrediscono brutalmente. Le donne, confuse e vitali, intrecciano seppure faticosamente la loro tela identitaria e, spesso, ci riescono realmente.
Non so, dunque, se abbiamo bisogno di quella legge: abbiamo bisogno di lanciare massicce campagne di educazione all’emotività dei maschi, soprattutto perché imparino a non aver paura di sentirsi deboli perché emotivamente coinvolti; abbiamo bisogno di dare fiducia alle femmine, soprattutto perché imparino che mai sono state deboli davvero, neppure nel AmantieReginechiuso delle stanze più private e oscure di un palazzo: hanno sempre avuto un ruolo pubblico dentro il privato, nonostante tutto, nonostante quel che continuiamo a raccontare.

Sarà perché mi occupo di media e di tecnologie che ho imparato quanto e come le donne abbiano contribuito (e non mi riferisco soltanto al sapere pubblico a a cui sempre facciamo riferimento per effettuare confronti con la presenza maschile) a creare quello che siamo, tramite modalità di confine, di minorità vissuta come eversività (ad esempio tramite la scrittura e la lettura private e segrete). Sarà perché ho letto e riletto contributi per me fondamentali come quelli di Benedetta Craveri (come La civiltà della conversazione e Amanti e regine) e, proprio di recente, quello di Francesca Caferri, Il paradiso ai piedi delle donne (ne ho scritto anche qui nel blog)ma io non riesco e non voglio pensare alle donne come vittime soltanto, neppure di fronte a un’emergenza.

Annunci

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 giugno 2013 da in Pensieri di donna con tag , , , , , , .

Il nostro sito ufficiale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: