Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Compito a scuola: Invalsi a chi tocca

di Ornella Martini

Gioele Dix in l'automobilista incazzato nero 7 maggio 2013: giorno d’inizio delle prove Invalsi, alle quali oggi si sottopongono i bambini della seconda e quinta elementare, poi toccherà ai ragazzini della prima media (no traduzione in burocratese), poi ai ragazzetti della terza media, precisamente il 16 giugno, poi, non ricordo quando, una prova di prova per gli studenti della scuola secondaria e, infine, forse anche agli studenti aspiranti iscritti alle Facoltà universitarie a numero chiuso.
Quel che ora interessa me, per ragioni anche personali visto che Irene è in terza media e a giugno farà gli esami (e la storia della tesina multi-disciplinare è un’altra storia tra esilarante e vergognosa che racconterò un’altra volta), sono le prove Invalsi di matematica che, come tutte le altre del mazzo, varranno per un sesto della valutazione finale di tutte le attività  previste per il raggiungimento del diploma di terza media.
Irene (come me, d’altronde, e ora non me ne faccio un problema, anzi ormai è quasi un vanto, una sorta di misura del pensiero creativo e divergente), in questi problemi logici e problematici è una vera schiappa, ma non è questo il punto. Il punto è che in un gruppo di 19 ragazzini e ragazzine (peraltro già selezionati in entrata visto che sono l’unica classe di francese esistente nella scuola) soltanto 4 sono in grado di svolgere queste prove con facilità, soltanto 2 o 3 con un po’ di problemi, tutti gli altri, due terzi pressapoco, pochissimo o per nulla.
Pensando a questo sento una rabbia crescente, che richiama con urgenza  Lettera a una professoressa, che finalmente l’anno scorso presi in mano con serietà leggendolo ad alta voce in famiglia durante le nostre vacanze. Non so se la scuola da allora sia cambiata e non m’interessa: per me, che da tanti anni mi faccio in quattro per distruggere quella che c’è e costruirne una radicalmente nuova, davvero creativa, concreta e democratica, non importa conoscere dati e tabelle: quel che vedo è già troppo. Insopportabile. Un gigantesco sistema strutturalmente fondato su un principio elitario e discriminatorio, nel quale il merito equivale a dote originaria per pochi predestinati. Il resto è zavorra da trascinarsi insensatamente o, meglio, di cui liberarsi il più presto possibile senza pensarci troppo. Qualcuno provi e riesca a dimostrarmi nei fatti il contrario.
La controprova, d’altra parte, la offre proprio l’Invalsi, che si dà tanto da fare, e mi piacerebbe sapere spendendo quanto ogni anno, per mostrare quanto i ragazzi sono ignoranti e incapaci, quanto lo sono i loro insegnanti, senza che alcuno ragioni sulla necessità di sottoporre i ragazzi e gli insegnanti a queste prove razziste, e provi a pensare a un sistema nel quale, al limite (non sono poi così luddista se accetto di pensare soluzioni del genere!), Invalsi o chi per lui coinvolgesse gli insegnanti in una grande azione di reale e concreta trasformazione della didattica della matematica, in modo da renderli capaci d’insegnare col Problem Solving (se davvero è così importante per la logica, la mat., le

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scienze e la vita di tutti i giorni :-I), e di metterli quindi in condizione, tutti o il più possibile, di svolgere adeguatamente quel genere di prove.

Scrivendo queste righe non posso non pensare all’acuto e simpaticissimo Sir Ken Robinson, quando sostiene (in uno dei suoi più famosi Ted Talks) che tutti i sistemi scolastici del mondo sono costruiti secondo una gerarchia che vede la matematica e le scienze all’apice e via via scendendo tutte le altre discipline, fino ai livelli più bassi della piramide, nei quali sono confinati l’arte, la musica, la danza. Lui dice che questo sistema ha il solo scopo di “formare docenti universitari”, gente il cui corpo ha il solo compito di portare in giro la testa. Gli stessi professori universitari che fanno l’Invalsi.

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

3 commenti su “Compito a scuola: Invalsi a chi tocca

  1. traslochi-casa
    13 maggio 2013

    Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

    • ornellamartini
      14 maggio 2013

      approfitto del commento per puntualizzare qualcosina. Intanto ringrazio chi ha segnalato un errore che ora ho modificato: nella scuola primaria di primo grado le prove si fanno in seconda non in prima. Poi ringrazio Mario di aver segnalato una più recente conferenza di Ken Robinson nella quale il tema del testing, dell’impianto industriale dei sistemi scolastici e delle caratteristiche del sistema più avanzato e umano, ovvero quello finlandese, vengono presentati molto chiaramente ed efficacemente (http://edudemic.com/2013/05/sir-ken-robinsons-new-ted-talk-about-educations-death-valley).
      Non mi piacciono i test in educazione, ma questo non vuol dire che non si debbano trovare dei modi per valutare il lavoro dei docenti, della scuola, dei ragazzi. Per me, se devo dirla tutta, l’unico criterio di valutazione serio, possibile, umano, sarebbe trovare il modo di misurare il grado di piacere, curiosità, interesse, creatività di tutti i soggetti coinvolti. Siamo molto, molto, molto, troppo, lontano da quella soluzione.

      • ornellamartini
        14 maggio 2013

        Commento con altre parole di Ken Robinson:
        “The role of a teacher is to facilitate learning. That’s it. And part of the problem is, I think, that the dominant culture of the education has come to focus on not teaching and learning, but testing. Now, testing is important. Standardized tests have a place, but they should not be the dominant culture of education. They should be diagnostic. They should help”.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 maggio 2013 da in Uncategorized con tag , , , , .
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