Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

#leggeredigitale: le generazioni touch

leggeredigitale_2di Andrea Patassini

Permettetemi un piccolo gioco di parole per provare a introdurre questo nuovo appuntamento sulle letture digitali: generalizzare sulle generazioni (finito il piccolo gioco, potete tornare a respirare) è di solito controproducente. Spesso si compiono analisi grossolane e quell’intento originario di offrire uno “spaccato” sulla generazione in questione si dimostra più che altro una rozza accettata sulle particolarità e peculiarità di chi, anagraficamente parlando, è il rappresentante generazionale. Un esempio? Qualche mese fa Aldo Cazzullo ha trovato nei videogame “la vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi”, un giudizio troncante, tipico di chi non conosce ma tenta comunque di dire la sua. È un classico.

Se vogliamo capirci di più sulla lettura digitale, soprattutto per chi è insegnante ed è in diretto contatto con le nuove generazioni che del digitale fanno pane quotidiano, è bene prima di tutto capire chi sono e che logiche di fruizione e di interazione con i contenuti adottano. Ne avevo parlato tempo fa approfondendo il tema del piacere per la lettura tra giovani e giovanissimi, piacere che la scuola sembra, di solito, non considerare. Accade qualcosa di simile quando proviamo a parlare di pratiche digitali: gli studenti le vivono ogni giorno, la scuola spesso sembra dimenticarsene.

cover_internazionaleCosì accade che per molti studenti che vivono e studiano nelle scuole italiane, l’abitudine a interagire con i contenuti attraverso la logica touch sia un dato di fatto, qualcosa di assolutamente normale. Gli smartphone sono dispositivi diffusissimi tra i più giovani, la maggior parte dei quali se ne serve tramite una continua interazione tattile con i contenuti. Di fatto l’intermediazione fisica della tastiera sta lentamente cedendo il passo agli schermi touch. Poco tempo fa il settimanale Internazionale ha pubblicato un’interessantissima inchiesta dedicata alle generazioni touchscreen, più precisamente i piccolissimi di oggi che fin da subito interagiscono con i contenuti attraverso tablet e smartphone. Tra pochi anni questi bambini occuperanno le aule scolastiche, bambini che hanno già interiorizzato determinate pratiche di fruizione, interazione e ricerca dei contenuti.

L’affermarsi dell’abitudine ad interagire con contenuti digitali attraverso la disintermediazione di tastiere e mouse non è un fenomeno da sottovalutare. Eppure la scuola, in larga misura, lo ignora, continuando a tenersi salda sul fronte della carta. Quindi attestandosi due passi indietro nella sequenza carta/computer/tablet.

E poi, quali vantaggi offre la lettura e lo studio di un eBook rispetto alla carta? Solitamente questa domanda viene sotterrata dai mille dubbi o al contrario certezze di chi considera il testo cartaceo un supporto privilegiato per lo studio. È il contrario. La possibilità di consultare un vocabolario che, alla semplice messa in evidenza di un termine, si attiva; l’opportunità di aggiungere note e commenti al testo senza avere problemi di spazio o ricorrere ad altri spazi; la comodità di fare ricerca partendo da ogni possibile parola del testo (una sorta di indice analitico vivente e personalizzato), di ritrovare subito parti di testo sottolineate e ancora di accorpare tutti i propri interventi sul testo, in un unico file pronto alla consultazione: sono soltanto alcuni dei possibili usi del testo di studio, che il digitale promuove e la carta inibisce o non conosce nemmeno. Tutto sta nel provarli e dunque nel mettersi alla prova, superando ogni pigro pregiudizio.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 aprile 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .

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