Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Il mio 8 marzo per le donne musulmane

CopertinaLibroCaferri

di Ornella Martini

Questa volta, per la prima volta dopo tanto tempo, ho  ritrovato un senso dell’appuntamento annuale con l’8 marzo (ho avuto già occasione di scrivere qualcosa sulla deriva consumistica e svilita di questa data). L’occasione e il merito vanno a un libro, che l’autrice presenta proprio a Rieti, la città in cui vivo, l’8 marzo 2013: lei è Francesca Caferri, giornalista de la Repubblica, sezione Esteri, il suo lavoro Il Paradiso ai piedi delle donne. Le donne e il futuro del mondo musulmano.

Di viaggi in questi anni ne ho fatti parecchi. Sono una giornalista. Ho sempre voluto occuparmi di altri mondi, parlare di come si vive là fuori: circa dieci anni fa il mio sogno si è realizzato. Ho lasciato l’arido ma istruttivo mondo del giornalismo finanziario e sono approdata alla mia vera passione: gli esteri. Era il 2001, l’anno che ha cambiato tutto. Frotte di reporter si precipitarono a raccontare il mondo da cui il disastro dell’11 settembre aveva preso origine: l’Arabia Saudita dei severi wahabiti, l’Egitto degli ambigui Fratelli musulmani, il Pakistan dell’estremismo. E, su tutti, l’Afghanistan dei barbari talebani, un paese che dal 1996 viveva nella stessa disastrosa condizione economica e sociale, e che per anni la stampa aveva – con qualche lodevole eccezione – ignorato. Il risultato furono fiumi d’inchiostro e ore di trasmissioni radio e tv: alcuni notevolissimi, altri francamente da dimenticare. Da allora e per anni, ho avuto l’impressione che la maggior parte dei giornalisti raccontasse la stessa storia, come un disco rotto: l’estremismo fanatico, le scuole religiose che incitano all’odio, la sottomissione del sesso femminile, le poche eroine controcorrente. Così, un po’ per spirito di contraddizione, un po’ per rabbia sono arrivata ad occuparmi di mondo musulmano e di donne. E’ di loro che questo libro vuole parlare. Questo movimento rivendica le sue origini, le sue tradizioni, la sua religione; e non si limita a scimmiottare il modello occidentale. Nella Sunna, la tradizione che raccoglie gli hadith, i detti di Maometto, ovvero gli episodi della sua vita e i pareri che diede a chi andava a parlare con lui, c’è la storia di un giovane che si recò dal Profeta per chiedergli consiglio prima di unirsi a duna spedizione militare: “E la sua risposta fu: ‘Tua madre è viva?’. ‘Sì’ disse il giovane. ‘E allora resta con lei, perché il Paradiso è ai suoi piedi’. La visione dell’Islam a cui le protagoniste del mio libro si ispirano è questa.

Non conosco molto del mondo musulmano, ed è per questo che trovo preziosissimo questo libro, e penso che parlarne l’8 marzo serva sia a far conoscere un po’ meglio un universo femminile per lo più sconosciuto, anche per responsabilità di preconcetti e ideologie, sia a incoraggiare tutte noi a nutrirci del coraggio di queste tante donne sconosciute, per aiutarci e aiutarle a camminare da sole.
Kandahar
C’è un’immagine del film “Viaggio a Kandahar” che mi è rimasta dentro da allora (2001): la protagonista su un carro, completamente coperta dal burka e un primo piano (mi sembra di ricordare) dei suoi piedi che, per un attimo, spuntano fuori con le unghie smaltate di rosso fuoco, e mi ha lasciato l’idea che avevamo bisogno di guardare alle donne del mondo musulmano in un altro modo, meno superficiale, vittimistico, pregiudiziale.

“Certo, ci sono moltissime cose che non possiamo fare. Ma tante altre che facciamo, forse con più passione di voi, perché lottiamo di più per ottenerle. E al di là dei ‘non’ siamo come voi: amiamo i trucchi, la moda, le scarpe. Andiamo dal parrucchiere, lavoriamo, gestiamo imprese, creiamo progetti, cuciniamo, ci preoccupiamo per figli e mariti. Dovresti raccontarlo a quelli che parlano di noi come delle poverette”, mi aveva detto una di loro.

La possibilità di conoscere e comprendere di più, oltre a leggere il libro di cui sto parlando, è data dal fatto che molte di queste donne raccontano il loro mondo su Internet, e sappiamo tutti il ruolo fondamentale che la Rete ha avuto e ha nel diffondere e sostenere i movimenti di rivolta più recenti in Egitto, Tunisia, Yemen; raccontare il proprio mondo con video e blog, con nickname senza fotografie, permette loro di svelarsi e aprire finestre sulla realtà in cui vivono, in movimento.

“Su Internet possiamo esprimere le frustrazioni e i sogni che nella vita reale dobbiamo nascondere” confermò Eman quando parlammo della questione al centro commerciale. “E nello stesso tempo la rete è lo specchio del cambiamento: io non sono ricca, appartengo alla classe media. Qualche anno fa incontrare sauditi come me all’estero era difficile perché non potevamo permettercelo: così restavamo esclusi da quello che accadeva fuori dal paese. Ma ora le tv e il web fanno entrare il resto del mondo qui. E le borse di studio portano sempre di più persone normali all’estero: è un cambiamento sociale importante, non può bloccarsi, a meno che non si voglia sigillare il regno. Quando la gente parte, non ci si può stupire se al rientro, come ho fatto io, non accetta più di essere trattata come un animale solo perché donna. O di non essere libera”.

BUON 8 MARZO A TUTTE VOI.
BUON 8 MARZO A TUTTE E A TUTTI NOI.

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

3 commenti su “Il mio 8 marzo per le donne musulmane

  1. Roberto Maragliano
    8 marzo 2013

    8 marzo. Questo nostro giornale “vive, come tutti gli altri grandi giornali, nell’ora della rivoluzione digitale, che trasforma le abitudini di lettura. Noi abbiamo innumerevoli soluzioni per affrontare con coraggio e fiducia questi nuovi orizzonti. Vogliamo investirci con audacia per dare al lettore un’informazione di grande valore, verificata, approfondita e viva”. Così il primo editoriale firmato dal nuovo direttore del quotidiano francese “Le Monde”. Donna. 47 anni. Con fiducia nella rete. Un altro mondo. Quando mai potremo avere una nostra Natalie Nougayrède?
    http://www.pinkblog.it/post/83461/natalie-nougayrede-e-la-nuova-direttrice-di-le-monde

  2. Pingback: Pensieri e parole: femminicidio | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 8 marzo 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , .

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