Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Uomini che guardano le donne

CopertinaDonneStoccolmadi Ornella Martini
Quando frequentavo il ginnasio i miei compagni scatenavano la loro invidia erotica su di me facendomi bersaglio della loro imbarazzata eccitazione, con disegni anatomici allusivi in modo esplicito, disegnati col gesso sul retro della mia K-Way. Mi spiaceva quel modo volgare di esprimere attrazione ma, in fondo, ne sentivo la lusinga. Poco dopo scoprii il femminismo e il gioco delle parti si fece più complesso e ambivalente. Ho impiegato tanto, troppo, tempo a liberarmi dell’angusto e soffocante teatro della seduzione.
Ora ho cinquantadue anni, mi curo ma non me ne curo, di sapere se piaccio, se attiro, “sinceramente me ne infischio”. Nei confronti delle donne che impegnano buona parte della loro esistenza a spacciare seduzione a tutti i costi, provo un misto di pena e simpatia; paradossalmente avrebbe più senso e coerenza la frenesia seduttiva a fini produttivi delle prostitute, almeno lì ha un valore economico aggiunto!
Come scriveva Tiziano Terzani, “il mondo è una palla e la vita è un’altalena”, e ora mi ritrovo a condividere con mia figlia Irene (terza media) le miserie ormonali dei suoi compagni di classe, che stilano classifiche sulle dotazioni consistenti di materia grassa, come tette e chiappe, delle loro compagne, lasciando la faccia all’ultimo posto. Irene, essendo magra e ancora un po’ acerba, ha soltanto una dose minima di questi attributi, e risulta non classificata. Le compagne, nel frattempo, si dotano già di tutti i marchingegni seduttivi secondo i canoni vociferati nelle folle, nei giornaletti, negli schermi: trucco-mascherone, reggipetti imbottiti, pantaloni contenitori di chiappe che, entro due o tre anni, rischiano di entrare definitivamente nella categoria delle “fondoschiena-fornite-in-modo-sovrabbondante”, detto in termini politically correct. ‘Culone’, insomma.
La storia si ripete: io sono felicemente fuori gioco e mi sento libera; mia figlia se la deve vedere con questa realtà e, per fortuna, ha animali e passioni a sufficienza per affrontarla, nonostante l’inevitabile vulnerabilità che le procura.
Ho preso spunto per scrivere questo post (sperando che procuri un po’ di discussione) da un’osservazione che Roberto, appena tornato da Stoccolma, ha proposto: la differenza che aveva notato tra la risposta al suo sguardo tra donne di Stoccolma e donne italiane (in particolare una vista dal ‘di dietro’ mentre faceva jogging per la strada). Indipendentemente dall’età, a Stoccolma la risposta allo sguardo è un sorriso, in Italia è un gesto aggressivo di risposta all’intrusione (nel caso dell’incontro di cui sopra, la donna, lui dice, pur non essendosi voltata si è sentita osservata e si è aggiustata i fuseaux da fitness).
Reagendo a questa osservazione, e pensando alla mia felice attuale condizione, mi è venuto in mente quel che Virginia Woolf scriveva in Una stanza tutta per sé, a proposito delle prime donne scrittici e del rancore che, bruciando dentro, impediva loro, se non a tratti, di scrivere cose mirabili.
“Ecco ad esempio Lady Winchilsea, pensavo, togliendo dallo scaffale il volume con le sue poesie. Era nata nel 1661; era nobile, sia per nascita che per matrimonio; non aveva avuto figli; scriveva poesie, e non si deve fare altro che aprire un suo libro per vederla esplodere dall’indignazione nei confronti della condizione delle donne.
È chiaro che la sua mente non ha in alcun modo <<consumato tutti gli ostacoli per divenire incandescente>>. Al contrario, essa è perseguitata e distratta da odi e rancori. […]. Eppure è chiaro che il fuoco bruciava forte dentro di lei, se solo avesse avuto la mente libera dall’odio e dalla paura e non ingombra di amarezza e risentimento. Ma di tanto in tanto escono versi di pura poesia:
Mai vorrà in sete che sbiadiscono comporre,
Pallidamente l’inimitabile rosa

Forse, le donne di Stoccolma, come me, hanno il fuoco dentro ma non bruciano di rancore e di bisogno di rivincita e di vendetta. Sono libere e ricche di sé, per questo sorridono generose.
A proposito dello sguardo mi è venuto in mente quello che Rousseau ha scritto nel Discorso sull’origine della disuguaglianza fra gli uomini  sulla fase nella quale, cominciando a organizzarsi la vita familiare e sociale nelle prime comunità umane, la vicinanza promuove certo sentimenti di attrazione e di conoscenza reciproca, ma anche di confronto e di antagonismo costanti, alimentati proprio dallo sguardo come metro di paragone. Così Rousseau immagina la perdita di quello “stato di natura” che, nel suo pensiero, costituisce una sorta di utopica condizione umana a cui aspirare, senza vincoli sociali senza proprietà senza disuguaglianze, in opposizione allo stato di realtà, che delle disuguaglianze di ogni genere (parola quanto mai pertinente qui) è l’habitat.
“Giovani di sesso diverso abitano capanne vicine; il rapporto fuggevole, che natura domanda, ne conduce ben presto un altro non meno dolce e più permanente per la consuetudine vicendevole. Ci si avvezza a considerare diversi oggetti [del proprio desiderio] e a farne confronti; si acquistano insensibilmente idee di merito e di bellezza, che producon sentimenti di preferenza. […].Da queste prime preferenze nacquero da un lato la vanità e il disprezzo, dall’altro la vergogna e l’invidia; e il ribollimento, generato da questi nuovi fermenti, produsse in fine composti funesti alla felicità e all’innocenza”.
Dovremmo allora ridurre il gioco della seduzione? Annientarlo in nome di una ‘corretta’ e unilaterale revisione estetica dei fondamenti dell’eros? Niente affatto, anzi. Si tratterebbe molto semplicemente di ampliare senza limiti, soprattutto senza luoghi comuni (intesi proprio in senso letterale come parti anatomiche ben precise e sempre le stesse), i punti di contatto, lasciandosi prendere di sorpresa dall’inaspettato. Faccio soltanto un esempio.
Mi ricordo del film Mosca non crede alle lacrime, una leggiadra commedia sovietica del 1979. E’ la storia di una giovane donna graziosa e tosta, che da operaia diventa ingegnere in una grande fabbrica di non ricordo cosa, madre sola di una figlia piccolina, impegnata a vivere la sua sorprendente libertà, ora possiede anche l’automobile, nonostante le durezze quotidiane: il freddo, la convivenza in sterminati, sconquassati ma anche divertenti e solidali condomini. Ludmilla, però, è sola, desidera un compagno all’altezza delle sue aspettative; in particolare, non sopporta gli uomini che vanno in giro con le scarpe sporche. Be’, di chi s’innamora? Di un affascinante e simpatico uomo del quale, per prima cosa, vede ciondolare a gambe accavallate, di fronte a lei in treno, gli stivali neri tutti impolverati. La storia continua con problemi e poi c’è il lieto fine.

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

2 commenti su “Uomini che guardano le donne

  1. Silvia Valdambrini
    5 febbraio 2013

    Beh ce ne sarebbe da dire! Eccome! Dai fatti: nel 2005 in Svezia nasce un partito femminista solo perchè a parità di ruolo professionale la donna percepisce in media tra il 10 e il 25% di indennità in meno dell’uomo.
    Feministiskt initiativ è il nome del partito ed ha il seguente programma:
    1. Tassare alla nascita tutti i bambini maschi. Tassarli in quanto maschi, perché siccome gli uomini a parità di incarico guadagnano il 25 per cento in più delle donne è giusto che rifondano la somma che usurperanno fin dal momento in cui vengono al mondo.

    2. (conseguente DEL PRIMO) Risarcire del 25 per cento di salario sottratto e ristabilire immediatamente la norma «equal pay for equal work»

    3. Eliminare i nomi sessuati, dare ai bambini nomi neutri in modo che possano decidere loro, da grandi, se si sentono maschi o femmine.

    4. Obbligare gli uomini a stare a casa otto dei sedici mesi concessi dallo Stato per la maternità/paternità. Non «dar loro la possibilità di»: questo è già legge.

    5. Abolire il matrimonio e sostituirlo con un «codice di convivenza civile» che non faccia riferimento al genere e al numero delle persone coinvolte. Il quinto punto ha subito fatto pensare ad una legittimazione della poligamia perciò le proponenti hanno dovuto precisare: “Odiosa poligamia esclusa”.

    6. Limitare la presenza degli uomini dei gruppi direttivi al 25 per cento.

    7. Stabilire per legge che nessuna femmina deve percorrere più di 15 minuti di strada a piedi per raggiungere un servizio essenziale.

    8. Rivedere la legge sulla violenza sessuale nel punto in cui si dice che la donna offesa deve dimostrare di aver resistito.La donna, anche nell´ambito domestico, non deve fornire un silenzio assenso all´atto sessuale ma deve esplicitamente richiederlo.

    9. Aprire un´inchiesta governativa che stabilisca perché le ambulanze arrivano più tardi quando a patire un infarto è una donna.

    10. Abolire la monarchia.

    Il partito in questione non ha mai superato la soglia di sbarramento, mi pare del 4%, ma continua a perorare la causa a livello regionale e comunale, entrando in qualche caso di ruolo nelle amministrazioni locali.

    Conosco bene la Svezia per motivi “affettivi” e le donne sono toste, emancipate, orgogliose e fiere. Loro si sentono “uguali” all’uomo e gli uomini questo fatto glielo riconoscono ed ormai è parte profonda della loro cultura.
    I bambini vengono educati nella parità dei ruoli, è un dato assodato. I papà obbligatoriamente sono a casa per “paternità”.
    Immagino che i maschi adolescenti svedesi con gli ormoni in subbuglio provochino le ragazzine e vice versa, ragazzine piene di personalità da come si vestono a come si muovono e a come libere si sentono di affrontare la propria sessualità.

    Qui in Italia, non ci sarebbe nemmeno da dirlo, siamo alla preistoria! Giovani donne che si vendono ad un vecchio bramoso potente con naturalezza, come se fosse un mestiere qualsiasi; genitori accondiscendenti; colloqui di lavoro al quale ancora ci si presenta in abiti succinti; città tappezzate di pubblicità che mortificano la donna e mi mortificano profondamente; donne picchiate e violentate nelle proprie case. Signori, qui ci sarebbe un elenco infinito da stilare, ma purchè non sia solo uno sfogo sterile di salotto, nel mio “piccolo” anzi “piccolissimo” cerco di insegnare alle piccole donne e uomini, l’uguaglianza, la dignità, la femminilità senza tacchi e trucchi! Sarà pur poca cosa ma da qualche parte occorre cominciare!!!
    FORTUNATAMENTE di donne eccezionali ce ne abbiamo tante, basta guardarsi in giro e anche più vicino, e sorprendentemente scopro anche tanti uomini meravigliosi, questo mi riempie di speranza per il futuro!

    a presto

  2. Klonopin
    23 marzo 2013

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Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2013 da in Uncategorized con tag , , , .
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