Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Il genio censurato

di Roberto Maragliano

Igmar Bergman per la mia generazione e per quanti come me sono passati attraverso l’esperienza dei cineforum è un intoccabile. E come tutti gli intoccabili capita pure a lui di essere da tempo intoccato. Resta lì, come un monumento, mancando occasioni per riprendere il dialogo. Fino a che non capita qualcosa.
Ora qualcosa c’è stato. Si tratta della pubblicazione, dal novembre 2012, della Bergman Collection, una serie di trenta dvd con edizioni restaurate dei film, corredate di extra di vario tipo: testi di commento in versione ebook, foto e video di scena, documenti personali, ecc.
L’iniziativa mi ha incuriosito, anche perché nasce sotto l’egida della Cineteca di Bologna, realtà alla quale sono molto affezionato.
sorrisi cartelloneBene. Sono andato in libreria e ho scelto, fra i disponibili, il film di cui avevo più labile memoria, Sorrisi di una notte d’estate. Certo, non mancavano fili a tenermelo in vita: dal fatto, ricordavo, che è stato il mitologico riferimento di Woody Allen per un suo titolo (non certo dei migliori), all’abbondante aneddotica elargita, con il solito cinismo, dallo stesso Bergman in Lanterna magica e che anche Aldo Garzia richiama nel suo godibilissimo Bergman. The Genius. La vita, le idee, i film,i libri, i rapporti con l’Italia, l’amore per l’isola di Fårö. Però, l’ammetto, del film vero e proprio ricordavo poco e niente. Dunque, l’ho visto come fosse la prima volta.

Ed è stata, lasciatemelo dire, un’esperienza fantastica. Di quelle che ti cambiano il rapporto con il mondo. Fuoriuscito dal monumento, Bergman è tornato ad essere “uno dei miei”. Ma qui non ci sono parole che valgano, se non l’accorato consiglio di procurarvi, vedervi e godervi il film. Poi, se volete, ne parliamo: del resto, i post di un blog servono anche per questo, per suscitare discussione.

Piuttosto, se seguite il consiglio, fatelo non senza prestare una qualche attenzione al problema censura, quello di cui ho scritto qualcosa giorni fa. Perché qui potrete misurarvi, quasi foste in un laboratorio psicoanalitico, con l’enorme lavoro di riorganizzazione testuale che comporta l’esercizio della censura. I fatti, anzi i misfatti risalgono alla metà degli anni cinquanta. Figuratevi com’era allora l’Italia e se e come avrebbe potuto accogliere una commedia che è anche dramma, dove le relazioni  tra i sessi sfiorano il libertinismo e i riferimenti alla religione sono all’insegna  del disincanto. Del resto, il film aveva trionfato a Cannes, non si poteva non accoglierlo. Ecco allora il grosso impegno censorio: non solo tagli, dicevo, ma anche e soprattutto cuciture e rammendi. Questi ultimi, soprattutto, intervenendo in sede di doppiaggio. E allora, la religione come materia di studio su cui ironizzare diventa filosofia, il figlio attratto dalla nuova moglie di papà si fa nipote, le figure femminili subiscono un radicale processo di desessualizzazione, e l’intera morale della storia ne risulta stravolta. Non far vedere, sì, ma anche  non far sentire.

Voi, invece, dopo il film, vedetevi e sentitevi e misuratevi con tutto questo. Soprattutto, preoccupatevi. Il confronto con la censura, pure con quella intestina, non ha mai fine.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , .

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