Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Coppi o Bartali

di Denise Picci

Abbiamo chiesto a Denise, bibliotecaria amante dei libri e curatrice di un blog interessantissimo, di raccontarci il suo modo di intendere le differenze tra ebook e libri cartacei. Ne esce fuori una nitida analisi su quella che appare, sempre più, una contesa epica tra rispettive fazioni come quella tra i due ciclisti che sgobbavano per le salite.
coppi&bartali

Immagine di Pop Tale

Coppi o Bartali, Vespa o Lambretta, cioccolato al latte o fondente, vacanze al mare o in montagna, libro di carta o ebook?Se dichiaro una sconfinata passione per il cioccolato fondente e il mare, su tutto il resto, e in particolare sul binomio libro di carta/ebook, posso astenermi?
Posso rifiutare questo ragionare per contrapposizioni, per alternative non conciliabili, per aut aut?

Perché è innegabile: l’alternativa cartaceo/digitale più che suscitare il dialogo e il confronto sta scatenando le opposte tifoserie in entusiasmi o avversioni tanto tenacemente radicate quanto spesso immotivate

Gli adoratori della carta

Provate a parlare di ebook e di eareder ad un gruppo di persone (a me capita abbastanza spesso, lavoro in una biblioteca). Voi siete lì che illustrate, spiegate, raccontate e ad un certo punto qualcuno vi interrompe (vi giuro, succede sempre) alza leggermente gli occhi al cielo, assume posa ispirata e sussurra, sospira, esala: si ma vuoi mettere l’esperienza fisica con il libro e l’odore della carta…
Non è una vera obiezione, non nasce da una esperienza col digitale che hanno trovato insoddisfacente (provate a chiedere se hanno mai letto un ebook e vi risponderanno che no, non potrebbero mai) è un riflesso pavloviano che scatta incondizionato.
Ovviamente in questi casi ci vogliono le maniere forti. Portate il malcapitato in un deposito, possibilmente un po’ umido, con libri un po’ vecchiotti, oppure fategli annusare un libro di un accanito fumatore, o magari portatevelo a casa e costringetelo a spolverarvi con cura la vostra libreria, libro per libro, insomma fategli capire che la carta puzza, puzza tremendamente e raccoglie polvere e si ingiallisce.

I fanatici digitali

Non giovanissimi, hanno scoperto l’informatica in età adulta e ci tengono ad essere al passo coi tempi, anzi un paio di passi avanti. Si sentono dei mancati nativi digitali (ammesso che questa categoria esista e non si tratti di una leggenda metropolitana) e si buttano su ogni novità con l’entusiasmo del neofita.
Se gli adoratori della carta sono possessori compulsivi di libri, i fanatici digitali sono possessori compulsivi di ereader: ne possiedono di varie marche, tipi, modelli. Non li usano per leggere, come sarebbe lecito supporre, ma per compararli fra loro e decidere quale offra la migliore esperienza di lettura. Non ti racconteranno mai quale libro stanno leggendo e se gli piace ma ti spiegheranno per filo e per segno in quale modo si possono condividere le note con altri lettori, segnalare su facebook o su twitter i personaggi incontrati.
Sognano un mondo completamente senza libri di carta e anche per loro sono necessarie le maniere forti. Portateli con voi in biblioteca o in una libreria, insomma in mezzo ai libri, e provate a far loro capire che letture si scelgono anche, anzi soprattutto, lasciandosi affascinare da una copertina, da un risvolto, leggendone alcune righe.Mi dichiaro subito: leggo sia libri di carta che ebook. E sono convinta che le due modalità di lettura possano convivere felicemente, che l’ebook non soppianterà il libro di carta nell’immediato futuro e che “cartacei” e “digitali” dovrebbero guardarsi in maniera un po’ meno sospettosa e con un po’ meno pregiudizi.
E dichiaro subito un’altra cosa: io qui parlo di lettura per piacere, per diletto, sia narrativa o saggistica non importa, ma in ogni caso lascio fuori dalla porta tutta quella parte di lettura per studio, lavoro, aggiornamento professionale che, comunque, mi auguro sia sempre accompagnata da una buona dose di piacevolezza e di interesse.
E allora se deve essere piacere che piacere sia.
Che la lettura sia comoda, a portata di mano, sempre disponibile, direi io che col mio ereader leggo dappertutto: a letto, sul divano, in poltrona, in coda alle Poste, mentre preparo il risotto.
Che sia un bel libro, stampato bene, con bella carta e bei caratteri, con specchio di stampa proporzionato alla dimensione della pagina, potrebbe dire qualcun altro, magari meno disordinato nei modi, più metodico nelle modalità di lettura.
Insomma non se ne esce: la piacevolezza è soprattutto una questione personale, come è giusto che sia, ma proviamo a prendere quello che c’è di buono nella carta e nei bit e magari a farli incontrare.

Perché leggere gli ebook

Per la libertà. Libertà di portare con noi in pochissimo spazio, in pochissimo peso un’intera biblioteca. Storia vecchia direte voi: quando mai abbiamo il tempo per leggere un’intera biblioteca?
Vero, verissimo, ma è la libertà di scegliere cosa leggere ogni volta che vogliamo. Siamo stanchi del libro che stiamo leggendo? Possiamo iniziarne un altro, possiamo provare a spizzicare qualcosa da due tre libri diversi fino ad incontrare quello che in quel momento ci convince e ci ispira di più.
Per la leggerezza. Perché ci sono libri che finora non abbiamo affrontato anche per il peso, per la mole che saremmo costretti a portarci dietro. (Guerra e pace, La montagna magica, così per fare qualche esempio)
Per la velocità. La velocità con cui possiamo soddisfare una voglia improvvisa. Leggiamo una recensione, un amico ci consiglia un libro? Possiamo acquistarlo subito e in meno di un minuto cominciare a leggere.
Perché gli ebook costano meno dei libri di carta.
Per la possibilità di sottolineare i passi più belli, di aggiungere note e poter conservare e riutilizzare e ricercare comodamente il tutto . Per condividerlo con tantissima gente, commentarlo insieme, perché è vero che si legge in assoluta solitudine ma è anche bello rompere questa solitudine per raccontare le nostre scoperte e le nostre letture ad altri.
Per il piacere di leggere anche in altre lingue, con la comodità dei dizionari integrati nel testo .
Perché si possono anche prendere a prestito gli ebook dalla biblioteca, comodamente da casa propria, senza andare in biblioteca.
Per non far sapere agli altri, in treno, in autobus in spiaggia cosa stiamo leggendo…

Perché leggere libri di carta

Perché ci piace aprirli a caso, assaggiarli, spizzicarli qua e là, andare avanti due, tre pagine per sbirciare cosa sta succedendo (no con l’e-reader non è la stessa cosa). Per le dediche, i segnalibri, le sottolineature, le note scritte nei bordi, i post-it appiccicati, le orecchie nelle pagine, insomma per tutti quegli innocui personalissimi feticismi che fanno parte della vita del lettore.
Perché nonostante il libro di carta sia un oggetto materiale è più facile scambiarlo, prestarlo (anche se sappiamo che difficilmente ci verrà restituito), di un libro elettronico.
Perché quando compriamo un libro in casa possiamo leggerlo tutti, magari rubarcelo, quando compriamo un e-book sappiamo che vivrà prigioniero nell’ereader di chi l’ha comperato.
Perché un libro di carta costa di più di un ebook ma ci dura per sempre, mentre non sappiamo esattamente cosa ne sarà di un file elettronico.
Perché attorno a un libro, alla sua presenza fisica, in casa, in libreria, in biblioteca si comincia a parlare, nasce la chiacchiera, si accende la discussione, fioriscono i suggerimenti.
Perché posso andare in biblioteca a prendere in prestito i libri, e questo è senz’altro più divertente che scaricarli da casa
Per sbirciare, in treno, in autobus, in spiaggia le letture degli altri…
Insomma, in qualsiasi modo ci piaccia leggere ritorniamo, come direbbe Prospero, alla materia di cui sono fatti i libri (già li vedo accapigliarsi i miei contendenti) no, non la carta e nemmeno i bit, le parole, solo le parole.

facciaChi è Denise?Lavoro come bibliotecaria dal 2002. Mi interesso principalmente di lettura e narrativa e di tutto quello che in biblioteca ruota attorno a questi temi: indicizzazione semantica, readers’ advisory service, acquisizione, sistemi di collocazione, promozione della lettura. Dal 2009 tengo corsi di aggiornamento e formazione professionale su questi argomenti. Il mio blog, La narrativa in biblioteca, è all’indirizzo:http://narrativainbiblio teca.blogspot.it/
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6 commenti su “Coppi o Bartali

  1. Roberto Maragliano
    28 gennaio 2013

    Il ‘vuoi mettere?’ vale anche per l’e-learning ed esprime la diffusa sfiducia del docente medio italiano nei confronti delle diavolerie digitali e di rete: http://issuu.com/educarecomunicare/docs/maragliano_-_vuoi_mettere_-_qdc8-4. Combattere e battere questo pregiudizio non è facile

  2. pierfrancoanco
    29 gennaio 2013

    Denise Picci ci invita a superare diatribe inutili e polarizzazioni schematiche alla Coppi/Bartali, e su questo siamo d’accordo, ma il cuore del ragionamento ha un punto debole. Denise vuole farci considerare i vantaggi che derivano da un uso parallelo dei due formati in nome della loro complementarietà e soprattutto dell’importanza che in diverse occasioni acquistano considerazioni legate alla praticità: come per es. se voglio leggere Guerra e pace in vacanza e soprattutto quando mescolo il risotto, per ragioni di peso, ergonomia ecc. Questo argomento appare debole perché oggi come oggi implica un certo specifico comportamento di lettura che consiste nella lettura in parallelo di diversi libri, perlomeno di almeno due libri diversi. Il problema non è che questo comportamento di lettura non vada bene, ci mancherebbe. Il punto è che la proposta di considerare la praticità dell’uso in parallelo non è convincente se si considera invece un altro comportamento di lettura, che probabilmente è quello prevalente, che consiste nel leggere un solo libro per volta (perché magari ci appassiona particolarmente o non abbiamo soldi per comprarcene tanti). In questo caso, per rendermi conto di quanto sia utile usare i vantaggi complementari dei due supporti doveri poterli usare in parallelo, ma per questo avrei bisogno di un modello commerciale diverso da quello attuale, cioè per es. avrei bisogno che accanto alla vendita del solo e-book potessi anche scegliere di acquistare l’edizione in formato a stampa e che così mi venisse regalata anche l’edizione in formato e-book (il contrario no, per ovvie ragioni commerciali). Allora sì che se per es. potrei iniziare a leggere Guerra e pace magari su una bella edizione a stampa, mettiamo a giugno, e poi ad agosto quando vado in vacanza, sarei in grado di proseguire la lettura dello stesso testo, della stessa edizione, su un e-reader perché più pratico. Idem per il caso del risotto ecc. ecc. Ma sappiamo che questo non è il modello commerciale attuale. L’e-book, i distributori e gli editori non lo regalano a chi compra il libro cartaceo perché hanno paura che venga copiato, regalato a una infinità di persone, messo su un server per scarico illegale ecc. ccc. Peraltro nel settore dei periodici invece questo modello commerciale esiste: sia nel caso di abbonamenti sottoscritti da persone alla versione a stampa (per es. il caso del mensile di recensioni: L’Indice dei libri del mese), sia nel caso della maggior parte degli abbonamenti sottoscritti dalle biblioteche universitarie a periodici accademici, l’editore regala l’accesso (per quell’anno e finché l’abbonamento verrà rinnovato) anche alla versione elettronica. In parallelo, poi, in genere esiste anche la possibilità di avere solo l’edizione elettronica a prezzo inferiore. Insomma: nel caso dei periodici esiste ormai una varietà interessante di modelli commerciali che consentono matrimonio o separazione tra i due formati. Ma oggi come oggi nel caso degli e-book manca questa varietà di soluzioni e di possibili matrimoni tra i due formati. Per cui, senza questo passaggio, cioè senza la vendita al prezzo di uno solo della coppia dei due formati insieme, quello cartaceo+quello elettronico, un modello che sarebbe senz’altro auspicabile, la proposta di considerare la praticità dell’uso parallelo può rivolgersi solo a chi legge in parallelo diversi libri: per es. quando sono in poltrona un romanzo a stampa e quando faccio il risotto cambio e leggo un diverso romanzo che ho sul reader. Altrimenti comporterebbe una spesa doppia per i due formati diversi. Naturalmente il modello che mi parrebbe auspicabile (paghi uno, la carta, e ottiene anche l’e-book) non dovrebbe escludere l’acquisto del solo e-book, che a quel punto dovrebbe essere molto scontato. Ma così non è. A questo punto vedo due grossi paradossi. Il primo: se si considera che è stato Amazon a rendere gli e-books un prodotto di successo togliendogli l’aspetto di prodotto per fanatici di gadgets, ma che comunque Amazon continua soprattutto a vendere libri a stampa (e altro), verrebbe da pensare che da Amazon ci si potrebbe anche aspettare che non mantenga separati i due ecosistemi: quello del libro a stampa e quello dell’e-book, ma che si inventasse delle modalità per metterli in relazione, per es. lanciando slogan del tipo: se compri il libro a stampa da Amazon invece che in libreria ti regaliamo anche l’e-book. Sarebbe bello, ma non succede. Il secondo paradosso è che sia Amazon, sia altre piattaforme come per es. Kobo, si preoccupano di darci la libertà di leggere in parallelo su dispositivi diversi mettendoci a disposizione applicazioni gratuite che consentono di leggere lo stesso e-book sull’e-reader ma anche su smartphone, su tablet e su computer, facendoci riprendere la lettura dallo stesso punto dove avevamo interrotto. Il punto è che questa “libertà” di lettura ha un limite deciso da loro: riguarda solo i supporti per formato elettronico, è interscambiabilità di dispositivi elettronici ma non interscambiabilità di supporti. I distributori non considerano nelle azioni a supporto della “libertà” di lettura anche condizioni di vendita che supportino la libertà di rendere interscambiabili i formati/supporti dandoci la possibilità di acquistare a un prezzo unico i due formati: quello cartaceo e quello elettronico. Così dobbiamo concludere che anche se non ci fossero posizioni polarizzate, tra fanatici che parlano del profumo della carta e tecnoentusiasti fanatici di gadgets, la libertà di lettura come passione per il contenuto fatto di parole, senza distinzioni basate sul formato/supporto e senza rinunciare al buon senso di voler considerare questioni di praticità, insomma quello che è il cuore del discorso che propone questo post in nome dell’amore della lettura ovunque e come è più comodo, è in ogni caso una libertà negata, impedita, da produttori e distributori. È da qui, dalle politiche commerciali molto discutibili e dalla libertà negata di interscambiabilità tra supporti che bisognerebbe partire per parlare di e-books lasciando da parte Coppi e Bartali.

  3. denise picci
    30 gennaio 2013

    Pierfranco mi attribuisci pensieri decisamente più articolati di quelli che ho cercato di esprimere.
    Il mio pensiero è decisamente più semplice: vorrei tornare a parlare di trame, scrittura, scrittori, libri e lettori e, soprattutto, di lettura. E poi, parafrasando Lucio Dalla, “si leggerà ognuno come gli va”
    Non ho parlato di uso parallelo dei due formati, troverei scomodissimo cominciare a leggere un libro di carta e continuare sull’ereader.
    Sulle politiche commerciali editoriali, non solo relative al formato elettronico, potremmo parlare a lungo, (e nel mio blog l’ho anche fatto). Si tratta semplicemente di un altro discorso

  4. pierfrancoanco
    30 gennaio 2013

    Denise, io ho ragionato sul tuo invito a considerare senza pregiudizi i vantaggi complementari dei due diversi formati. In realtà, nel complesso, il tuo post mette in sequenza due cose un po’ diverse: per il 90% circa invita a considerare i vantaggi dei due formati senza pregiudizi e fa esempi; ma poi alla fine invita ad andare al di là della discussione sui formati e a parlare piuttosto di testi, parole e di lettura. Io mi sono fermato a discutere il primo argomento, perché il secondo in sostanza non fa problema a meno che tu non voglia dire che è importante sottolineare che anche quella con il reader è lettura perché magari c’è in giro chi pensa il contrario (magari c’è chi pensa che sia una “gadgetizzazione” della lettura). Ma a me sembra che se dicessimo che il formato non è il problema allora tanto varrebbe non discuterne affatto. Invece io mi sono concentrato su quello che è il 99% del post che da quello che mi pare di capire (a distanza) riflette i tuoi comportamenti di lettura: cioè l’invito a considerare positivamente il nuovo formato senza gli entusiasmi acritici dei geeks ma pensando semmai ai vantaggi dell’uso parallelo dei due diversi formati, scelti a seconda delle occasioni, di cosa fa comodo, o magari di un prezzo favorevole ecc. ecc. Io ho voluto dire che se prendiamo seriamente il tuo invito a fare un uso parallelo dei due formati allora bisognerebbe considerarlo anche dal punto di vista delle aspettative che fa nascere e dei limiti alla libertà di usare parallelamente i due formati. Se tu decidi che in vacanza è il momento di leggere Guerra e pace ma proprio perché sei via è più comodo leggerlo in versione e-book, io aggiungo che per come è fatto il mercato quella decisione ti condizionerà. Quando avrai deciso che quel romanzo ti piace talmente tanto che lo vuoi anche in versione di carta per farne il livre de chevet, schiacciarci dentro dei fiori e farlo vedere a qualcuno: non potrai. Per fare tutto questo dovrai ricomprarlo nella versione a stampa, quindi pagarlo due volte perché non hai comprato delle parole, hai comprato un formato e non un altro. In sostanza: il tuo invito a parlare di parole, di lettura, per me si scontra con il fatto che per editori e distributori noi non compriamo testi, parole che dovremmo avere di liberà di leggere in diversi formati, se così ci piace. No: per loro compriamo formati, non testi. E la scelta di comprare un formato per loro esclude l’accesso all’altro formato. È il mercato, sono Amazon & C. che li vuole così: separati in casa. Per questo non ci si può stupire se questa rigida separazione di natura commerciale tra i due formati dal punto di vista della percezione comune innesca una deriva nella discussione che prende la forma di un aut aut banalizzato, di una discussione alla Coppi e Bartali. C’è uno retroterra che crea questa deriva banalizzante, l’aut aut è prima di tutto commerciale. E quel retroterra è l’oggetto del mio commento.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 gennaio 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .
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