Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Sulla strada

di ornella martini

toxboy_3A una recente seduta di laurea, una studiosa studentessa ha discusso una tesi su romanzi ottocenteschi, minuziosamente definiti “di iniziazione”, che hanno come  luogo topico dell’esperienza educativa dei protagonisti la strada. Oliver Twist, Pinocchio, e un altro di cui non ricordo il titolo, sono i tre romanzi analizzati, nei quali la strada è il palcoscenico sul quale si compie l’azione educativa che coinvolge i protagonisti in un percorso iniziatico avventuroso e deviante allo stesso tempo. A completare il lavoro, e lungamente citata, è stata un’intervista a Don Gallo sul suo lavoro di angelo della strada contro la perdizione, la violenza, la criminalità.

Al momento delle discussione con la commissione ho avanzato l’obiezione che la cultura pedagogica italiana è costantemente emergenziale, apocalittica, negativa, deprimente, nei confronti del reale “sporco”, considerato sempre e soltanto come costante minaccia, pericolo, conflitto insanabile. Perché se la strada è uno dei luoghi dell’iniziazione alla vita, non è vista altro che come luogo della negazione? L’iniziazione alla vita, al contrario, non può che essere variegata, multiforme, contraddittoria, avventurosa, conflittuale ed esaltante al tempo stesso. Continuo ad interrogarmi  sulle motivazioni ‘oscure’ di questa pedagogia luminosa dell’innocenza da riconquistare: sulla strada si va per perdersi; la religione e la pedagogia salvano gli angeli perduti tirandoli via dalla strada.

I bambini, però, non sono angeli, questo è il bello, e neppure lo sono quelli perduti come le prostitute. L’oscurità è parte di ciascuno ad ogni età: confrontarsi con il male dentro è la condizione necessaria per ogni percorso di crescita che possa definirsi tale. In questo il contributo della psicoanalisi e dell’arte in tutte le sue dimensioni è stato ed è fondamentale; non a caso giovani e giovanissimi sono attratti irresistibilmente dall’horror in tutte le sue forme e rappresentazioni, e un romanzo come It di Stephen King è stato a suo tempo un must fondamentale per un’intera generazione di pre-adolescenti e adolescenti, nonostante le condanne e le abiure di insegnanti e genitori.
Da tempo cerco di approfondire lo studio delle ragioni della semplificazione che vuole i bambini puri e innocenti (mi riprometto di tornare più volte su questi temi man mano che troverò suggestioni interessanti; al momento sono interessata a studiare i contributi alla pedagogia della cultura psicoanalitica italiana degli anni post Sessantotto); certamente ha profonde radici nella cultura cattolica del peccato originale; nella modellizzazione per classi di età del percorso di alfabetizzazione; nella rimozione dell’immaginario come dimensione costitutiva dell’essere.
Quello dell’immaginario è il tema più controverso e affascinante perché, a fronte di una celebrazione formale e di routine dell’immaginazione, nelle nostre pratiche pedagogiche e comunicative l’immaginario è  associato di consuetudine alla finzione e all’intrattenimento, non realmente alla condizione stessa della nascita crescita e formazione umana in tutta la sua complessità e conflittualità, nel male e nel bene, nell’oscurità e nella chiarezza, nella doppiezza e nella singolarità.

Un nuovo essere umano non può vivere crescere e formarsi se non dentro l’immaginario: nelle sue oggettivazioni esterne (tutte le visioni e movimenti e suoni dell’immaginario narrato) e nelle sue elaborazioni interne (tutte le visioni e movimenti e suoni dell’immaginario vissuto e fantasticato). Un nuovo essere umano, dunque, non può che vivere dentro il groviglio della molteplicità, complessità, conflittualità della sua immaginazione. Per questo un bambino non è innocente, per questo la sua avventura umana può essere straordinariamente affascinante e significativa,  a patto che non lo si privi, come Peter Pan, della sua ombra.

CopertinaBambinoOstrica

Un piccolo, prezioso contributo educativo dell’immaginario narrato, con il quale, per il momento, chiudo questo post, è quello proposto dalla raccolta di poesie di Tim Burton, tradotta in italiano da Nico Orengo e pubblicata da Einaudi Stile Libero con lo stesso titolo, Morte malinconica del bambino ostrica.

Roy, the Toxic Boy” (a questo link trovate il testo in inglese e tutta la raccolta) è la poesia che più delle altre associo alla strada, ecco perché la propongo come scelta qui.

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

2 commenti su “Sulla strada

  1. Pingback: Piccolissimo trattatello di censura « Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

  2. Pingback: Bambini cattivissimi, meravigliosamente spregevoli | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 21 gennaio 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , , .

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