Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Il centunesimo oggetto

di Roberto Maragliano

Neil MacGregor è, dal 2002, direttore del British Museum. Ma è anche autore, anzi coautore di un’importante iniziativa multimediale che, recentemente, ha avuto un approdo anche nel nostro paese.
Di che si tratta?

Tutto nasce da un progetto radiofonico: ricostruire tramite cento brevi chiacchierate il tanto di storia che è concentrato in altrettanti oggetti recuperati in diverse parti del mondo e conservati nel museo londinese. Insomma, dar conto attraverso questi oggetti di cosa è stata ed è ora la storia dell’umanità tutta.
Ne sono scaturite cinque puntate la settimana, ciascuna di 15 minuti: ma attenzione! niente a che fare con certe noiose lezioni dettate dai ritmi impersonali di un speaker che legge, piuttosto dei prodotti ottenuti tramite un’attenta regia polifonica, utilizzando più voci e musiche e suoni che procedono di pari passo.

Andata in onda nel 2010, la trasmissione ha subito creato interesse e coinvolgimento, al punto che gli ascoltatori, una volta capito il meccanismo, vi hanno preso parte in diretta contribuendo alla definizione dell’elenco e chiedendo che vi fosse incluso questo o quel reperto.
Insomma, The History of the World in 100 objects è da valutare oggi (e studiare) alla stregua un vero e proprio evento mediatico; ben diverso però da quelli nostrani perché non centrato sulla performance esibizionistica di questo o quel personaggio, ma rispondente ad un esplicito intento di sana, intelligente e davvero non pedante divulgazione.
L’appetito vien mangiando e poiché, diversamente da quanto …(ecc. il resto lo sapete, dunque mettiamoci d’accordo, ogni volta che non posso non segnalare la macroscopica differenza rispetto a quel che avviene da noi inserisco un gulp); poiché dunque la cultura multimediale in UK costituisce una realtà solida (basti confrontare il sito della BBC con quello gulp della RAI) quell’evento radiofonico non poteva non diventare qualcosa di più ampio, solido e duraturo.

Così è nato il sito dell’operazione, dove non solo si possono vedere tutti gli oggetti e riascoltare tutte le puntate della trasmissione radiofonica, ma anche si accede ad una sintesi video dell’intera operazione, e ad una serie di indici dinamici tramite i quali gestire il proprio itinerario di consultazione ed eventuaalmente la propria visita al museo. Così, ugualmente, è venuto alla luce un imponente libro (più di seicento pagine, innumerevoli foto, un chiletto di peso), che raccoglie, adeguatamente revisionato e tradotto in scorrevole e vivace scrittura, il contenuto dell’intera serie di lezioni/conversazioni.

Per non dire poi della pagine in Facebook con più di 10.000 like, e ancora della bella lezione che Neil MacGregor ha tenuto al TED e che anche chi non mastichi nulla d’inglese può adeguatamente seguire, grazie ai sottotitoli e la trascrizione contestuale e dinamica in più lingue, italiano compreso, garantiti dal TED (su questo occorrerà tornare, a proposito del rapporto tra cultura accademica e cultura multimedialità).Bene, arriviamo a noi, e a quel che di tutta l’impresa è stato gulp  importato. Niente radio, niente sito, niente Facebook.
bronze_head_augustusSoltanto il libro, La storia del mondo in 100 oggetti. Bene, direte, in questo non siamo diversi dagli inglesi. Niente gulp, dunque. Eh no, la differenza c’è, e non da poco. Sta nel fatto che l’edizione inglese prevede, assieme al volume di cui ho detto, anche: l’edizione in economica, la versione audio, il testo digitale in formato Kindle. Certo, tutte e quattro possono essere acquisite anche da noi tramite Amazon, a prezzi decisamente vantaggiosi: 29,30 l’edizione rilegata, 10,08 l’edizione tascabile, 38,19 l’edizione in audiolibro, 6,99 l’edizione Kindle. Ma occorre essere in grado di leggere o ascoltare capendo l’inglese. All’italofono (diversamente dallo spagnolo, che ha la versione kindle) non resta che il chilo di carta a 49 euro, vero e proprio centounesimo oggetto, ma di una storia, questa, destinata a finire male. L’editore nostrano ha fatto il “colpo” sotto Natale, puntando sulla strenna, ben sapendo che quando si fa un regalo “importante” si è più generosi nella spesa. Dunque, nessun contributo alla buona divulgazione, ma nemmeno lo sforzo di fare un piccolo ragionamento commerciale, del tipo: “se costa 49 ne vendo x, se costa 7 ne vendo ben più di sette volte x”.

L’unica cosa che consola è che con quest’andazzo l’apprendimento della lingua inglese si incrementa.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 gennaio 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .

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