Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

La cassa di risonanza

di Mario Pireddu

Molto è stato scritto, già a distanza di poche ore, sulla trasmissione televisiva andata in onda ieri sera su La7. Ospite l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, padrone di casa Michele Santoro. Apparentemente una faccenda di politica, e a noi qui la politica interessa fino a un certo punto. Il fatto è, ed è la ragione di questo post, che non si è trattato solo di politica ma soprattutto di intrattenimento. Per capire quel che è andato in scena ieri sera non serve soffermarsi sui (peraltro poveri) contenuti ma sulla forma comunicativa – come ha fatto ieri qui Andrea con il suo post sulle campagne elettorali in rete.

Certamente, come ricorda Giuseppe Granieri sul suo blog, “a parte rare eccezioni, la televisione non è il luogo dove fare informazione su temi complessi”. Granieri formula anche una domanda interessante: “quanto dipende dai format e quanto dipende dalla statura della nostra classe dirigente?”. Intanto dobbiamo sottolineare, come scriveva Paolo Granata su Doppiozero riprendendo McLuhan, che i dibattiti politici in tv hanno più a che fare con la ‘temperatura’ che non con l’argomentazione razionale. Detto questo, il richiamo al fact-checking come modalità di interazione con i candidati alle elezioni è sicuramente auspicabile, perché potrebbe far dimenticare il “pollaio” al quale siamo abituati, ma cosa è successo ieri sera?

Procediamo con ordine: la puntata di “Servizio Pubblico” di ieri sera è stata costruita come vero e proprio evento. Un duello a tutti gli effetti, con due antagonisti (in realtà si è trattato più di uno contro tutti, ma riprendiamo tra un po’ questo punto):

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Lo stesso Santoro aveva annunciato l’evento prima di Natale, quando B. aveva deciso di partecipare alla trasmissione, garantendo allo stesso ospite (“voglio rassicurarla in maniera solenne”) che non ci sarebbe stato nessun “duello finale”. In realtà di duello si è trattato fin dall’inizio, e anzi – come nel più classico immaginario western – di un attacco tutti contro uno, con i bookmaker inglesi a scommettere sull’eventuale abbandono dello studio da parte dell’ex premier. Per come è stata impostata sin dall’inizio, la serata doveva essere un evento imperdibile, e sia l’Auditel che Twitter lo confermano:

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Sia Santoro che Berlusconi hanno tratto guadagno dalla serata di ieri. Ma se il primo ha ottenuto un successo televisivo in termini di ascolti una tantum (qui la rivendicazione su Facebook), il secondo ha ottenuto visibilità e consacrazione come guerriero coraggioso e instancabile, una sorta di rinascita che può consentirgli di riconquistare consensi tra gli indecisi. Ed è proprio a quella parte di elettori – quelli che in passato lo hanno votato e oggi sono titubanti o guardano timidamente ad altre offerte politiche – che B. deve aver pensato quando ha deciso di andare a Servizio Pubblico. Anche in questo caso, infatti, come per le altre numerose partecipazioni a trasmissioni televisive da metà dicembre a oggi, a decidere è stato Berlusconi. Se Santoro è a suo agio con la tv, B. lo è ancor di più, perché di quel medium conosce bene forma e ambiente comunicativo, quantomeno nel contesto italiano (in una trasmissione inglese o americana, con tutta probabilità, visti i meccanismi del giornalismo anglosassone, si troverebbe a disagio).

La trasmissione di ieri sera non aveva a che fare con l’informazione, ma con l’intrattenimento (qualcuno ha parlato di cabaret). Attenzione, non si parla qui di classiche forme di infotainment, in cui informazione e intrattenimento si integrano normalmente, ma di vero e proprio entertainment. Come B. sa benissimo, in televisione quel che funziona meglio è lo spettacolo, e lui ha deciso tempi e modalità dell’evento di ieri, riuscendo a rovesciare persino il modello tutti-contro-uno della trasmissione. D’altronde, il pistolero solitario nei western è colui che esce vincitore dalle situazioni più difficili. Tra western e processo sommario (Santoro chiamava via via i “testimoni” dell’accusa), il pistolero-imputato ha dominato la scena riuscendo a far arrabbiare il giudice e a diventare controaccusatore (con la trovata della lettera a Travaglio, forma comunicativa ricalcata grottescamente su quella dell’avversario). A poco sono servite le repliche di Travaglio su condanna civile e condanna penale, perché di fatto a quel punto della trasmissione la tv mostrava i conduttori sulla difensiva, persino infuriati (con tanto di “giallo” su accordi presi e non rispettati dalle parti).

La tv lavora sul desiderio e non sull’argomentazione razionale, ricorda Vittorio Zambardino nel suo blog, che si pone una domanda interessante sul pubblico di queste trasmissioni: “perché un pubblico di sinistra che disprezza Berlusconi si è così eccitato per la sua andata da Santoro?” La risposta più semplice, sostiene, è il tifo sportivo: derby, corrida finale – o appunto duello, processo sommario. Per Zambardino esiste una “sinergia tra questa forma di ‘giornalismo’ e il suo bersaglio”, e “ogni opposizione apocalittica, di pancia, estrema ha bisogno che il suo bersaglio viva per poter vivere”. Chi credeva che Santoro potesse “abbattere” Berlusconi non ha riflettuto sul fatto che è stato proprio quest’ultimo a decidere di partecipare alla trasmissione, perché in questo momento ha bisogno di (sovra)esposizione mediatica – e l’esperienza dimostra che ha solo da guadagnare dalle comparsate in tv, trovandosi perfettamente a suo agio in format come quelli che le tv propongono. Santoro ha bisogno di Berlusconi (solo così riesce a totalizzare il triplo dei suoi spettatori abituali), ma Berlusconi nonostante i suoi anni è più abile di lui nella “erotizzazione” della lotta al Nemico, nel mostrare gioia per il combattimento quotidiano. A maggior ragione si sforza di esserlo ora, dopo più di otto anni su dieci al governo: non contenuti coerenti ma inondazione, ubriacatura, ripetizione, ridondanza e contraddizione continua. Caratteristiche, queste ultime, tipiche delle strutture di pensiero orali, sulle quali ci siamo soffermati con Roberto Maragliano nel testo Storia e pedagogia nei media.

B. è a suo agio in un medium fortemente orale come la tv, nel cui ambiente mediale non contano tanto la coerenza o il raziocinio quanto la capacità di saturare gli spazi per ottenere visibilità e presenza costante. Una trasmissione come quella di ieri è proprio quel di cui B. aveva bisogno, perché capace di alimentarsi delle polarizzazioni estreme che è riuscito a creare in quasi vent’anni di politica. In che modo si sarebbe potuta sconfiggere questa macchina desiderante del vecchio (sempre Zambardino), questo salvarsi insieme di accusato e accusatori? C’è chi parla di par condicio, chi di fact checking e di confronti all’americana: tutti modi interessanti per arginare il problema e per dar vita a un ambiente televisivo con una diversa temperatura. Ma vengono anche in mente le parole di Marshall McLuhan del 1978: interpellato dal Corriere della Sera a proposito del terrorismo in Italia e sullo spazio da dare ai terroristi sui media, il massmediologo rispose che si doveva “ridurre al minimo la copertura giornalistica”. Non stupisca il parallelismo, non si sta ragionando su B. e il terrorismo ma sulla necessità di spazi comunicativi per esistere in quanto soggetti pubblici. E non ha molto senso parlare qui di dovere di informazione (come giustamente qualcuno ricordava a McLuhan), dato che la sovraesposizione di B. delle ultime settimane dimostra che semmai c’è il problema opposto. McLuhan diceva che proprio perché i terroristi mirano ad usare la stampa e la televisione come “cassa di risonanza” per la loro immagine e per i loro programmi, occorreva negargli il raggiungimento di tale obiettivo. Con le parole dello studioso canadese:

“Bisogna anzitutto rendersi conto che il problema non si pone nel quadro tradizionale del dibattito tra libertà di informazione e censura, ma è di natura diversa. La strategia dei terroristi è a tale riguardo significativa. La stampa viene spesso e da molti parti accusata di manipolare l’opinione pubblica. Quello che i terroristi si propongono adesso è di rovesciare la situazione e di manipolare proprio la stampa”

Naturalmente in quel caso si trattava di terrorismo e di “situazione sperimentale”, ma a quel pubblico di sinistra che ieri sera ‘tifava’ per Santoro sarebbe servito rileggere i consigli di McLuhan sul non dover seguire, in casi estremi, la regola automatica di pubblicare quello che “fa notizia” (Santoro in questo ha centrato il suo obiettivo professionale, che non coincide necessariamente con quello degli elettori di sinistra). La sovraesposizione non si combatte con ulteriore esposizione, per di più costruita come evento imperdibile, ma con un diverso modo di fare informazione, se necessario con un “black out” che non significa censura ma indifferenza programmatica.

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Informazioni su mariopireddu

Ricercatore per il Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, mi occupo di studio, pratica e ricerca su media e formazione. Membro del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive (LTA) dal 2006. Insegno "Mass media, nuovi media e società delle reti" presso l'Università IULM di Milano. Amo il basso elettrico e cucinare. Linux user

4 commenti su “La cassa di risonanza

  1. xx
    12 gennaio 2013

    Continuo a pensare che sia un errore trattare la realtà (anche televisiva) come se fosse una fiction di Tarantino, ossia con strumenti “mediatici”. Queste analisi si chiudono in un post hoc che rende tutto deterministico, inevitabile.

    Nel suo narcisismo, B. non esisterebbe se non fossimo noi a fornigli lo specchio in cui guardarsi (basta pochi minuti su youtube per rendersi conto che il rapporto tra B. e gli italiani, è lo stesso di quello che fu tra Mussolini e gli italiani, giù fino ai dettagli).

    Non si capisce B. se non si tiene conto che è un prodotto della sinistra, per la quale B. è l’indispensabile nemico: e di nuovo, B. non esisterebbe se non potesse ergersi contro la sinistra. Nello specifico, Santoro e Travaglio senza B. non esisterebbero, perché né l’uno né l’altro hanno nulla da dire sulla realtà; ma in generale è un intero popolo che ha bisogno di incubi, per fuggire dalla realtà

    Può anche darsi che B. vinca di nuovo le elezioni, in un modo o in un altro: è la sinistra che lo vuole.

  2. Roberto Maragliano
    14 gennaio 2013

    Massimo Boldi, uno che se ne intende, presente in studio la sera del duello, ha dichiarato al Corriere che l’atto del pulire la sedia è stato cabaret puro. Marco Belpoliti va un po’ più in là: http://bit.ly/10u5XIr

  3. mariopireddu
    17 gennaio 2013

    “With every hour that he appears on television, the medium he knows best and that made him rich, Mr. Berlusconi rises in opinion polls” – The New York Times http://www.nytimes.com/2013/01/17/world/europe/berlusconi-stirs-up-elections-in-italy.html

  4. mariopireddu
    18 gennaio 2013

    “Chi vuole ostacolare questo processo già visto e già vissuto dovrebbe evitare di fare il suo gioco, di prestarsi al ruolo di spalla – come al teatro – dovrebbe impedirgli di montare e smontare sipari”. Roberto Saviano http://www.repubblica.it/politica/2013/01/18/news/berlusconi_platea-50775973/

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Questa voce è stata pubblicata il 11 gennaio 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , .

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